Il “lascito” del Bandini all’origine della Biblioteca degli Intronati

Il 29 dicembre 1758 Sallustio Bandini dona “all’Università dello Studio” di Siena l’intera raccolta dei libri che “con grave dispendio” aveva radunato nella sua vita. L’atto di donazione, stipulato dal notaio Giacomo Grisaldi del Taja, stabiliva che i quasi 3000 volumi (c’è chi parla di 2875, chi di 2975, chi di 2886 libri) “scielti fossero trasportati nella Sapienza e collocati in stanza a tale effetto adattata, per dover servire a beneficio della gioventù studiosa di Siena”.

Bandini dispone, dunque, che la biblioteca contenente i suoi volumi fosse aperta al pubblico e chiede, inoltre, che venga nominato bibliotecario un suo allievo, l’abate Giuseppe Ciaccheri, con uno stipendio di 60 scudi annui, e dopo di lui la nomina doveva essere operata dal Rettore.

Dopo alcune pastoie burocratiche, il granduca approva il lascito ed il 24 gennaio 1759 i libri vengono sistemati alla Sapienza, costituendo il nucleo originario dell’odierna Biblioteca degli Intronati.

La donazione fa nascere nei locali della Sapienza un polo di attrazione culturale di grande importanza sia per la rilevante dotazione libraria, sia, dal punto di vista museale, visto l’interesse del bibliotecario Ciaccheri, per la raccolta di disegni dei “primitivi” senesi , espressione di un orientamento dell’erudizione locale in quel periodo capace di nuove e più profonde attenzioni verso la cultura artistica senese.

Fra le prime donazioni di materiale librario alla Biblioteca da parte di privati si segnalano, nel 1760, quella di Giovanni Sansedoni e quella, nel 1769, di Adelagia, la figlia dell’erudito senese Uberto Benvoglienti, che dona tutti i manoscritti e il carteggio del padre.

Nel 1783, inoltre, gli scaffali della Biblioteca accolsero una ricca serie di manoscritti provenienti dalle soppressioni dei conventi e delle compagnie laicali decise dal granduca Pietro Leopoldo.

 

 

 

Maura Martellucci, Roberto Cresti

 

 

Autore dell'articolo: A cura della Redazione

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