Elezioni, la disabilità assente nella campagna e nei programmi dei partiti

La disabilità è una delle prime cause di impoverimento, eppure questa marginalità non entra nei programmi elettorali. Lo denuncia la Fish, che avanza una proposta in 16 punti.

 

  “In tutti gli ambiti riguardanti le politiche sulla disabilità – dichiarano dalla Fish, Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – vi sono da parte nostra proposte sostenibili, riflessioni articolate, volontà di partecipare, ma se prevalgono la disattenzione e il silenzio, come appare da queste prime fasi di campagna elettorale, un reale cambiamento continua ad appartenere al mondo dei sogni. Per non dare comunque adito ad alibi di sorta, abbiamo deciso di pubblicare un nostro appello a tutte le forze politiche per un impegno concreto sulla disabilità”.

Per questo, Fish ha elaborato un documento, che oggi indirizza alle forze politiche, a partire da un “impianto valoriale” già dettato dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e dalle indicazioni operative contenute nel Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità.

Un documento che si articola in 16 punti e che potete leggere qui.

“La disabilità, a causa dell’esclusione che le persone e le famiglie subiscono, proprio a causa dell’inadeguatezza di servizi di sostegno a domicilio, proprio a causa di maggiori costi che rimangono a loro carico, proprio a causa dell’esclusione, della rinuncia e della marginalizzazione nel mondo del lavoro, è una delle prime cause di impoverimento. Come mai questa sperequazione e questa marginalità non entrano nei programmi elettorali con la stessa enfasi di altre promesse?dicono dalla Fish – E tuttavia le lacune sono ancora più ampie e vanno al di là della stessa legittima e sostenibile istanza, che condividiamo, di un adeguamento, congruo e selettivo, delle pensioni agli invalidi. È l’abbandono e la lentezza delle politiche per la disabilità che sono la dimostrazione dell’assenza di una visione inclusiva della nostra società, delle nostre comunità. È la delega (che non è tale) alle famiglie, al volontariato, al buon cuore dell’assistenza, della cura riparatoria e consolatoria, che poco ha a che spartire con i diritti umani, con la possibilità di partecipare in condizioni di pari opportunità. Quel risibile e offensivo importo, dunque, è solo l’aspetto più evidente. Manca infatti un piano per la non autosufficienza, per aggredire lo stato in cui versano milioni di persone con necessità di supporto intensivo – prosegue la nota della Fish – Mancano interventi seri, che non solo valorizzino i caregiver familiari, ma prevedano coperture previdenziali e di malattia certe. Mancano robuste misure di welfare aziendale, di flessibilità lavorativa, che evitino ai familiari, in particolare alle donne, di dover abbandonare il lavoro per assistere un familiare. Manca la volontà di sostenere progetti per la vita indipendente delle persone con disabilità, anche di quelle solo parzialmente in grado di autodeterminarsi.”.

“Ma prima ancora – viene sottolineato dalla Federazione – è assente dalla prospettiva immediata una radicale revisione dei percorsi di riconoscimento della condizione di disabilità. Oggi è ancora una modalità improntata al pregiudizio e alle distorsioni: la persona con disabilità è un potenziale truffatore, un “furbetto”. Oppure è un malato da proteggere e da cui proteggersi. Non è una risorsa, non è una persona con le sue caratteristiche o le sue peculiarità. Il risultato è un percorso kafkiano, costoso, conflittuale, inutile a descrivere le diverse situazioni personali e a contribuire a costruire un progetto di vita e a realizzarlo con strumenti e misure adeguate. E questo per tacere di tutto ciò che rimane perennemente procrastinato e che rende faticosa e umiliante la quotidianità delle persone con disabilità: politiche e servizi per l’inclusione lavorativa, fruibilità dei sistemi di trasporto pubblico locale, accessibilità di ausili tecnologicamente avanzati, accessibilità alle risorse culturali, qualità dell’inclusione scolastica e molto altro di una lista che appare lacrimevole quanto lettera morta”.

“Su ciascuno di questi intrecciati risvolti – conclude la nota -vi sono anche da parte nostra proposte sostenibili, riflessioni articolate, volontà di partecipare, ma se prevalgono la disattenzione e il silenzio, un reale cambiamento continua ad appartenere al mondo dei sogni. Per non dare comunque adito ad alibi di sorta, abbiamo deciso di pubblicare nel nostro sito un appello a tutte le forze politiche per un impegno concreto sulla disabilità”.

Qui il testo integrale del documento inviato a tutte le forze politiche.

Autore dell'articolo: Elena Casi

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