Quando è la storia a dare il nome alle strade. Intervista a Roberto Cresti

A distanza del successo dello “Stradario/Stranario. Curiosità e stranezze nei toponimi di Siena” pubblicato nel 2004 e che ancora oggi vanta numerose ristampe, Roberto Cresti e Maura Martellucci sono tornati nelle librerie con un nuovo lavoro a due mani: “La Patria in Strada. Lo Stradario di Siena dal Risorgimento al Medioevo”, Betti editrice. In questo nuovo lavoro i due autori tornano a parlare di Siena attraverso le sue strade, con uno studio accurato sui cambiamenti nella toponomastica “…tra il 1860 addirittura fino al 2010”. Casiquotidiani ha raggiunto Roberto Cresti per saperne di più.

 

Perché uno stradario di Siena?

Sin dall’inizio degli anni Duemila, quando insieme a Maura cominciammo a lavorare a quello che sarebbe diventato il nostro primo libro “Stradario/Stranario. Curiosità e stranezze nei toponimi di Siena” (2004), siamo stati incuriositi dalla toponomastica senese. Soprattutto per un motivo: fino ad allora l’argomento era stato trattato e approfondito pochissimo. Così di fronte a domande assolutamente legittime (del tipo: ma perché certe strade – Fontebranda, Salicotto, Camollia, Valdimontone, Samoreci – hanno proprio questo nome), si rispondeva ancora con quanto scritto dagli eruditi senesi vissuti tra il XVI e il XVIII secolo (che detto tra noi: non di rado certe spiegazioni etimologiche se le inventavano di sana pianta). All’epoca, quindi, cercammo di avanzare delle ipotesi nuove sulla derivazione dei nomi più particolari del centro storico di Siena. Il tema era già corposo di suo, e all’epoca potemmo occuparci solo di striscio dello strumento amministrativo che a partire dalla fine del Settecento cominciò a raccogliere tutti insieme i nomi delle vie, vicoli e piazze della città, appunto lo stradario comunale. Con “La Patria in Strada” abbiamo colmato anche questa lacuna e siamo riusciti a ripercorrere tutte le vicende relative alla predisposizione, all’approvazione e ai mutamenti dei vari stradari deliberati nel tempo dal Comune di Siena.

 

L’importanza dei nomi nella Storia e della Storia nei nomi?

La toponomastica è fondamentale per conoscere meglio le vicende storiche di una città e del popolo che l’ha abitata nei secoli. Nel caso di Siena, i nomi delle strade del centro storico risalgono quasi sempre all’età medievale e raccontano, spesso meglio di un documento o una cronaca antica, i costumi, le caratteristiche naturali, le attività artigianali svolte, gli episodi storici rilevanti, ma talvolta anche di modesta cronaca locale, i personaggi o le casate più o meni illustri, la “parlata” del luogo. Per dire: via del Porrione assunse questa denominazione perché la strada, prossima al mercato del Campo, era piena zeppa di botteghe di “cose sfiziose” (formaggi, salumi e leccornie varie) e infatti deriva il suo nome da “emporium”. Dopo la metà dell’Ottocento questa toponomastica popolare e spontanea che si era stratificata nei secoli, fu integrata con nuove denominazioni, che in ossequio alle regole odonomastiche mutuate dalla Francia rivoluzionaria, dovevano ricordare personaggi ed eventi estranei all’ambiente prettamente senese, che fossero riconoscibili ovunque e avessero una rilevanza pubblica più ampia. Erano quegli gli anni in cui la Toscana e anche Siena erano coinvolte nelle temperie risorgimentali e unitarie, per cui venne naturale intitolare alcuni luoghi urbani ai principali protagonisti di quel febbrile periodo politico. “La Patria in Strada” si occupa proprio di censire tutte le denominazioni stradali approvate dalla comunità senese tra il 1860 addirittura fino al 2010 che celebrano il periodo del Risorgimento italiano.

 

Se c’è, la parte del libro che ti ha affascinato di più (sia dal punto di vista della ricerca storica che della mera scrittura).

Nell’elaborazione di questo libro la parte più affascinante è stata senz’altro la ricerca condotta sul materiale d’archivio. È stato emozionante cercare e consultare le delibere del Consiglio comunale o della Giunta, conservate presso l’archivio storico del Comune di Siena, con la quale si approvavano i nuovi nomi delle strade e delle piazze della città. Ma non meno interessante è stato leggere la stampa di quegli anni alla ricerca di notizie di “prima mano”. A partire da “Il Popolo”, il primo giornale politico che uscì a Siena nell’estate del 1847. Tutta questa documentazione era in buona parte inedita, e per questa ragione abbiamo deciso di riportarne ampi stralci nel libro. Soprattutto non erano mai state pubblicate le deliberazioni comunali che nel 1860 intestarono alcuni luoghi urbani a personaggi, tutti ancora viventi, che “stavano facendo” l’Italia. Così Siena, alcuni mesi prima della proclamazione dell’Unità, si era portata avanti e aveva già debitamente celebrato re Vittorio Emanuele II (il cui nome fu assegnato nientemeno che a piazza del Campo, tra polemiche feroci che non si manifestarono subito ma alcuni decenni più tardi), Cavour (Banchi di sopra), Bettino Ricasoli (Banchi di sotto) e naturalmente il mito vivente Giuseppe Garibaldi. Al quale fu subito dedicata la strada che ancora oggi porta il suo nome. Il Generale, infatti, è stato l’unico a non aver ricevuto alcun “trasloco”, destino che invece subirono nel 1931 gli altri tre, ai quali furono riservate strade del nuovo quartiere che stava sorgendo fuori porta Camollia. Di grande soddisfazione ed emozione è stato anche il ritrovamento di uno stradario risalente al 1867, anch’esso inedito, che è stato pubblicato in copia anastatica a corredo del volume.

 

Come potrebbe essere definito questo libro in un tweet di 140 caratteri visto che oggi è anche il tempo dei social?

Analizzando i mutamenti odonomastici di età risorgimentale, si comprende meglio un’epoca, quella compresa tra il 1830 e la fine del XIX secolo, ancora poco nota della storia di Siena.

Roberto Cresti, Maura Martellucci

Nuovi progetti all’orizzonte con Maura Martellucci?

Al momento non abbiamo in programma altri progetti editoriali. Considerando, però, che dall’uscita di “Stradario/Stranario” a quella de “La Patria in Strada” sono trascorsi 13 anni, questa domanda al momento è prematura. Rifatecela tra una decina d’anni e magari avremo qualche novità!

 

 

Autore dell'articolo: A cura della Redazione

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