Voci del verbo andare – Jenny Erpenbeck

Smarriti nell’insensatezza delle frontiere europee, intrappolati dalla follia delle leggi tedesche, i migranti africani a Berlino declinano il verbo andare in tedesco una prima volta, ma per motivi contingenti sono costretti a sospendere le lezioni e quando possono riprenderle hanno dimenticato tutto e devono ricominciare dalla declinazione del verbo andare, e dopo essere andati avanti e indietro tra l’Italia e la Germania, tra un ricovero e un centro di accoglienza, cambiando quartiere nella stessa Berlino che è come cambiare città, si ritrovano punto e da capo: andare, andai, andato.

Vanno, questi uomini dal passato pesante, verso un futuro incerto, attaccandosi a un presente così mutevole che diventa incomprensibile, invisibili quando manifestano in piazza per il riconoscimento del diritto di esistere (lavorare, mangiare, mantenere le famiglie lontane), ancora più invisibili nei centri di assistenza, attraversano Berlino senza che nessuno sappia nulla delle loro vite, con in mano un telefono cellulare come bussola per non perdere la via, le connessioni.

Ma se sei un anziano professore – in pensione ma ancora attivo – che non è abituato a chiudere gli occhi di fronte alla realtà delle cose, se sei curioso e un po’ impaurito da ciò che avviene a due passi da casa tua, se sei abituato ad andare incontro a ciò che è nuovo e diverso anziché respingerlo, rischi di cambiare in meglio la tua vita, nello scambio di esperienze e di affetti, nella convinzione che qualcosa si può fare, che la soluzione non è nascondere la testa sotto la sabbia. Ed anche se ciò che vedi è solo la punta dell’iceberg, anche se ciò che fai è solo una goccia nel mare, è da lì che tutto può ripartire.

Est e Ovest, Nord e Sud del mondo analizzati con lucidità e rigore, senza lasciare troppo spazio alla fantasia, senza esagerare con i dettagli tecnici: non un reportage inserito in un romanzo, ma un romanzo fondato su solide basi di cruda realtà. Davvero brava questa scrittrice, a indagare la verità dietro i cavilli delle leggi, a mostrare le anime al di sotto della pelle.

 

Ariela Faso

 

 

Autore dell'articolo: A cura della Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *