Luce perfetta – Marcello Fois

Ed ecco confermata ancora una volta la mia teoria sulle trilogie, secondo la quale il terzo libro è meno potente del secondo che è meno potente del primo. Persino uno bravo come Fois ha dovuto sottostare a questa regola, che peccato!

Naturalmente si tratta pur sempre di un bel romanzo, ben strutturato, dallo stile perfetto come la luce che taglia le immagini dei protagonisti facendole risaltare sull’oscurità di tutto ciò che li attornia, con un effetto tragico molto ben riuscito.

L’ambientazione stavolta è meno bucolica, più “urbana” e la natura selvaggia della Sardegna – come la stirpe dei Chironi – è tenuta a bada dalle strade, dagli edifici e dalle “persone furbe” che li costruiscono.

Direi che questa volta sono gli interni a denotare il carattere dei personaggi, e le case assumono e denunciano fortemente l’identità di chi le abita. Per non parlare della straordinaria importanza, nell’economia del romanzo come in quella del mondo reale, di chi le costruisce, di chi le appalta, di chi le acquista.

Le case, le strade, i lotti di terreno diventano motivo di vita e di morte, di amicizia ma soprattutto di inimicizia, di dissidio e di vendetta. E se le donne sono sempre figure forti e salde, intuitive e volitive, in questo terzo libro più che negli altri due sono comunque gli uomini, con i loro (mal)affari e le loro lotte, a decretare le sorti di una stirpe che, sempre più debole ma mai debellata, si rigenera ancora una volta dalle proprie ceneri.

Ariela Faso

 

Autore dell'articolo: Simona Merlo

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