Who is Alessandro Leggio?

Per il ragazzo, amante delle mappe e delle stampe,
l’universo è pari al suo smisurato appetito…
con l’inizio della più lunga poesia de “I Fiori del male” di Baudelaire vi presentiamo l’artista italiano Alessandro Leggio che ha osservato e osserva il mondo con lo sguardo di chi è sempre in movimento. Di origini siciliane, è nato a Ragusa il 16 febbraio del 1983, ha lasciato Palermo subito dopo aver conseguito la laurea all’Accademia di Belle Arti del capoluogo siciliano. Un inizio brillante quello durante il percorso di studi, offuscato però dalla necessità di Alessandro di spostarsi verso mete più promettenti. Vive, infatti, da oltre 7 anni in Inghilterra e sebbene nei suoi lavori emerga spesso la contrapposizione terra di origine/crescita tramite l’altrove e nonostante lavori sempre nel mondo delle arti, la sua stessa scelta di arricchimento lo ha quasi costretto ad una pausa forzata. Ma l’umiltà e lo studio costante aiutano i talentuosi.

“To the child who is fond of maps and engravings,

The universe is the size of his immense hunger…”
With the beginning of the longest poem of “Le Fleurs Du Mal” by Baudelaire, we introduce to you the artist Alessandro Leggio, which observed and keeps observing the world with the gaze of who is always in movement. His origins are from Sicily, he was born in Ragusa on 16th of February 1984, he left Palermo after his graduation in Fine Arts at the Accademia di Belle Arti of Palermo. A promising beginning of career during his study path, blurred by his need of finding more promising places for his career. He has been living  for more than 7 years now in the United Kingdom and, despite in his practice, it usually emerges a contrast between what represents his home land and his growth. He decided to work in the arts, however, his choice confined him away from the art world as an artist and forced forced him to take a little break. But the humbleness and the constant study helps those who are talented.

 

“Alessandro Leggio – artista” // “Alessandro Leggio – uomo”: in che modo la società costruisce artisticamente chi sei e al contempo ne delimita con prepotenza il confine di riuscita?
Credo che per definirti artista, o per poter pensare di esserlo, devi essere onesto con te stesso e cominciare a parlare delle cose che ti riguardano, della tua memoria e di come TU vivi la contemporaneità. L’essere artista, nel senso di far parte di un sistema dell’arte, credo che sia il frutto di affinità con altri individui che hanno un simile background o una simile attitudine. Non credo che la società costruisca artisti volontariamente; sono quelle persone che hanno un particolare interesse nell’affrontare tematiche che segnano il tempo e che ad un certo punto si trovano o vengono fuori naturalmente e che quindi formano un sistema. L’essere artista è un lavoro intimo, che viene dall’interno e che nessuno può toglierti. L’essere un artista riconosciuto ed affermato è una cosa diversa, devi entrare a far parte di un sistema che ti sceglie, e devi probabilmente saper seguire le regole del gioco (a parte avere molto talento). “Il libro del Cortegiano” di Baldassarre Castiglione potrebbe dare dei suggerimenti davvero utili e di certo migliori dei miei su come fare.

14702, oil and acrylic on canvas; 120 x 120cm; 2009


“Alessandro Leggio – artist” // “Alessandro Leggio – man”: how does the society build you as an artist, and at the same time delimits the boundary of your success?

I believe that in order to define yourself as an artist, or for being able to think of being one, you have to be honest with yourself and start to talk about things that belong to you, talk about your memories and how YOU live the contemporary. I think that being an artist, in terms of belonging to an art system, is the result of affinities with other individuals which share similar background and similar attitudes. I don’t think that the society builds up artist voluntarily: but the people that have a particular interest in working on topics that affect the spirit of time, at some point meet each other or come out naturally and create a system. Being an artist is an intimate attitude, that comes from your inner part and that nobody can take away from you. To be a recognised as an artist is a different thing, much more complex. You have to be part of a system that chooses you, and you have to probably follow the rules of the game (aside from being very talented). “The book of the courtier” written by Baldassarre Castiglione could give you some very useful tips and surely better than mine on how to do.

 

Da Ragusa a Londra: da dove vieni e dove sei arrivato. Che cosa ti sta dando il Regno Unito? Quanto la tua città di origine influenza ancora adesso i tuoi lavori?
Il passaggio da una realtà ad un’altra è quasi sempre un evento traumatico, che porta tanti cambiamenti nella tua vita. Ci si deve riadattare, mettere in discussione e reinventare. Ti trovi ad affrontare un sistema ed una cultura nuova, e che tu lo voglia o no, non hai molta scelta. Inoltre regredisci di dieci anni, e non puoi più permetterti di invecchiare come fanno gli altri. Dall’altro lato un Paese diverso ti arricchisce moltissimo perché ti regala una visione delle cose che prima ignoravi. Il Regno Unito è il paese in cui è avvenuto il passaggio dalla vita da giovane a quella da uomo, quindi mi ha formato una seconda volta.  L’aver vissuto una doppia vita, quella di immigrato in paese ospitante e quella di nativo di un altro paese ospitante, mi ha sensibilizzato ed aperto gli occhi su questa dualità e sulla crisi che l’Europa sta vivendo attualmente; i problemi che ha con se stessa, l’insorgenza di movimenti ultraconservatori e nazionalisti che tendono ad usare il fenomeno immigrazione come capro espiatorio su cui la gente sfoga la propria frustrazione, data da un sistema che non è riuscito a stare al passo coi tempi, e che quindi ha avuto un impatto negativo sui cittadini. La tensione dovuta a questa contraddizione culturale di ospitante e ospitato si percepisce quotidianamente ed è da lì che scaturiscono i miei lavori. Il fenomeno immigratorio non è il solo pretesto che attiva il mio processo creativo: l’analisi si estende a tutte quelle forme in cui l’opinione dei cittadini, o consumatori, cambia repentinamente attraverso fenomeni populistici o di semplici meccaniche di mercato. Prima di trasferirmi nel Regno Unito la mia pratica artistica era differente perché il mio vissuto era differente. Il cambiamento ha dato i suoi frutti al prezzo di una lunga pausa. I fenomeni populistici che sono avvenuti negli ultimi anni come la BREXIT e l’elezione di Donald Trump o l’altalenante instabilità dei governi Italiani, non hanno fatto altro che alimentare la mia scelta estetica (da sinistra: 44406, oil and acrylic on canvas 150 x 195cm, 2011 // 56038, oil and acrylic on canvas 195 x 300cm; 2009).

 

From Ragusa to London: from where you are coming and where you arrived. What is the United Kingdom giving you ? How much your home town still influences your practice?
The passage from a reality to another one is often a traumatic event, which causes a lot of changes in your life. You have to re-adapt, question, and re-invent yourself. You find yourself facing a new system and culture, and no matter if you like it or not, you don’t have much choice. Moreover, it is like you regress of ten years and you cannot get older like the others anymore. On the other side, a new Country enriches you because it gives to you a vision of things that you were ignoring before. UK is the country where the passage between my late twenties and the adulthood happened, therefore it formed me a second time. I believe that the experience of living a double life, the one of the immigrant in a hosting place, and the one of the native of a hosting country, sensitised me and opened my eyes on this duality and the crisis that Europe is currently living. The problems that it has within itself and the rising of ultra conservative movements that have the tendency of exploiting the phenomenon of the immigration as a scapegoat on which people release their frustration, caused by a system that has not been able to keep up with the times, and which had a negative impact on citizens. The tension caused by this cultural contradiction of a “hosted host” is something I can perceive daily, and it is from there that my practice is generated. The migratory phenomenon is one of the different pretexts that activates my creative process: the analysis is extended to all those forms in which the opinion of citizens changes quickly due to the rising of populism or to market mechanics. Before moving to the UK my practice was different because my experience was different. The populist phenomena that happened in the last years such as the BREXIT, the election of Donald Trump or the fluctuating stability of the Italian governs, have done nothing else than feeding my aesthetic choice.

 

Shelter#1, sleeping bags, aluminium structure of greenhouse, plastic; 210 x 183 x 244cm; 2017 (mockup)

Greenhouses, Curtains, The sleepers: razzismo, immigrazione-emigrazione, lo spazio diviso, il dentro e il fuori, il paesaggio, l’accettazione inconsapevole, il racconto storico mai univoco, la morte come riposo, necessità di pace. Che cosa raccontano davvero le tue creazioni? Esiste un file rouge che le unisce a un livello più intimo?
Narrano il cammino che sto percorrendo – parlo sempre di esperienze che vivo in prima persona – sebbene, anche in forme più moderate di tanti altri. Cerco sempre di cogliere quelle sfumature che accomunano il mio vissuto con quello delle generazioni precedenti; mi riferisco a quella di mio padre e/o di altri membri della mia famiglia. Da mio zio che vive in Germania da 40 anni e che quindi ha vissuto come me, se non peggio, a mio padre che lo ha sempre rimproverato di non essere tornato a “casa” o di non averlo fatto in tempo, ignorando che quando torni dopo tanti decenni trovi le cose molto cambiate, e più il tempo passa più stenti a riconoscerle. Io sto a metà ed in questo momento sto riformulando io stesso il concetto di “casa”, di chi ci sarebbe li ad aspettare o quali vantaggi potrebbe portare nella mia vita un “certo” passo indietro. Il filo conduttore potrebbe essere quella sensazione di “inadattabilità costante” dovuta al tuo ruolo nella società che ti spinge a cambiare e a non fermarti (nelle foto seguenti: a sinistra Naturehike, Sleeping bags, Steel, ratchet strap; 320 x 220 x 30cm; 2017 – a destra Atepa, Sleeping bags, Steel, ratchet strap; 300 x 220 x 30cm; 2018).

Greenhouses, Curtains, The Sleepers: racism, immigration-emigration, the shared space, the inside and the outside, the landscape, the unaware acceptance, the never univocal historical narration, the death as resting, need of peace. What do your creations really narrate? Is there a file rouge that unify them on a more intimate level?
They narrate the path I am following – I always talk about experiences that I live in first person, despite in more moderate forms than many others. I always try to catch those shades that unite my experience with that of the previous generations: I am referring to my father’s and other members of my family generation. From my uncle that is been living in Germany since 40 years now and that, like me, lived this condition already, if not a less moderate version of it, to my father that always blamed him that he did not come back “home”, or that he did not do it on time, ignoring that when you come back after many decades, you find things very different, and the more time passes, the more you struggle in recognising them. I am in between, and in this moment I am re-thinking the concept of house, of whom it could be there waiting or how much a “step back” could advantage my life. The file-rouge that you mentioned could be that feeling of “constant non-adaptability” due to your role in the society, that pushes you to change and never stop.

“Nubi di ieri sul nostro domani odierno” che potrebbe essere scambiato persino per il titolo di un film d’essai, insieme ai lavori raggruppati sotto la dicitura Paintings, segna l’anno 2011. C’è un’opera che ti ha “appartiene” più delle altre?
Cinema d’essai? Perché non il titolo di una canzone della fine degli anni 80’, dove con ironia si parla di abitudini quotidiane, non-sense e piccole ossessioni? Mah diciamo che quella serie è stata un percorso che è partito dall’idea di paesaggio che man mano si è ridotta a semplice monocromo fino ad arrivare all’oggetto. In quel caso, infatti, tutte le mie opere erano accomunate dall’esigenza di essere definite per la quantità di lavoro che ci era voluta per produrle. Non c’è un’opera che mi appartiene di più, fanno tutte parte di un momento, e quel momento si materializza con un lavoro. Poi col passare del tempo i tuoi interessi possono cambiare e mutare. Credo tuttavia che l’attitudine rimanga la stessa: è quella la cosa che ti appartiene veramente.

26782 nubi di ieri sul nostro domani odierno, oil and acrylic on canvas and wood 100 x 100 x 80cm and 40 x 40 x 60cm; 2010

“Nubi di ieri sul nostro domani odierno” could be exchanged for the title of a movie of avant-garde cinema, together with your works catalogued under the name Paintings, has signed the year 2011. Is there a work that “belongs” to you more than the others?

Avant-garde cinema? Why not the title of a song on the late 80’, where the lyrics speaks ironically about daily habits, non-sense and little obsessions? Let’s say that the paintings are part of a path that started from the idea of the landscape and that gradually reduced arriving to the monochrome, the last stage was painting an objec

In that case, in fact, my works were linked by the need of being defined by the quantity of work needed for their execution. There wasn’t an artwork that belonged to me more than the others, they all belonged to that moment I lived, a moment that was materialised with THAT work. As the time goes by, your interests changes. However, I believe that the attitude remains the same: it’s that the thing that really belongs to you.

I tuoi ultimi lavori sottolineano un’eclettica capacità di pensiero e di interpretazione della società contemporanea, una sensibilità trasversale che tuttavia non manca di cinismo e di disillusione. Come pensi che la società risponda ai cambiamenti che stanno avvenendo negli ultimi anni?
Sì, l’effetto del marketing forzato in una società che sta attraversando una crisi economica ha un non so che d’implacabile. La compravendita della memoria incastonata nei gioielli di famiglia ha destato particolare interesse in me, ed in come la società reagisce a tali fenomeni: da un lato la natura poco chiara di questi piccoli negozi che comprano oro e quella atmosfera di latente e poco chiara onestà mista all’imbarazzo nel vendere oro. Dall’altro, il fatto che moltissimi di questi negozi sono nei centri storici, come Porta del Sol a Madrid. Un’altra cosa che mi incuriosisce è il fatto che c’erano delle persone per strada che distribuivano dei bigliettini della grandezza di un biglietto da visita e che erano quasi sempre sudamericani o africani. C’è quindi una sorta di riluttanza da parte dei nativi nel fare certi tipi di lavori (sempre se così possiamo chiamarli); la cosa che appunto mi colpisce è l’atteggiamento cinico con cui una classe come quella proletaria dei migranti – i ragazzi che distribuiscono i bigliettini per la compravendita – lavori alla cancellazione della memoria della loro stessa classe (quelli che vendono l’oro). Un altro lavoro che mi viene in mente è quello che sto facendo con il glutine, alimento che fino a 10 anni fa circa, veniva mangiato da tutti e che non era ancora stato demonizzato. La gente reagisce in una maniera molto strana, violenta e cinica quando l’opinione pubblica cambia direzione. Questo innesca una nuova macchina produttiva di alimenti con il ruolo di alternativa al nuovo nemico pubblico, metafora che indica certe attitudini sociali che spesso si riversano non solo su oggetti e prodotti, ma anche su persone.

Compro Oro#1, Graphite on paper 2 drawings A4; 2018

Your last works underline a high thinking level and interpretation of the contemporary society, a sensibility that doesn’t, however, lack of cynism and disillusionment. How do you think the society is responding to the changes happening in the most recent years?
Yes, the effect of the forced marketing in a society that is going through ad economic crisis has something implacable. The trade of the memory embedded in the family jewels awakened a particular interest in me, and how the society reacts to this kind of phenomena: on one side the nature not much clear of those shops that buy gold for cash and that atmosphere – a bit dodgy – mixed to the embarrassment of people when they sell their gold. On the other side, the fact that many of those shops are in the city centres, such as Puerta del Sol in Madrid. Another aspect that interest me is the fact that there were people on the street distributing some business card like leaflets, in order to promote the convenience of those shops, they seemed to be all from South America or Africa. There is therefore a sort of reluctance from natives in doing this kind of job (can we call it job?); the thing that fascinated me the most was the cynical attitude in which some people, probably coming from the proletarian class, in this case the people that were leafleting, contributed indirectly to the erase of the memory of people that probably came from the same social group (those who sell the gold).
It comes up in my mind also a work that I am doing now with the gluten, an aliment that up to 10 years ago more or less, was eaten by everyone and that was not demonised yet by the society, people react in very strange, violent and cynical way when the public opinion changes direction. This activate a new productive machine for aliments that work as alternative to the new public enemy, a metaphor that indicates certain social attitudes that often spill not only on objects and products, but also on people.

Con María Gracia de Pedro che si occupa di Arte come te hai appena lanciato la piattaforma di arte contemporanea “Hiato projects”: che cos’è esattamente? Hai nuovi progetti che realizzerai presto, da solo o con lei?
Hiato Projects è una nuova piattaforma che con Maria abbiamo deciso di creare per supportare quegli artisti emergenti e non, che ci stanno a cuore, e non parlo in termini romantici e sentimentali bensì estetici. Condividiamo il lavoro di artisti che ci piacciono e che troviamo interessanti. La domanda da cui partiamo è sempre una: “Tu lo compreresti?”. L’idea è quella di incrementare le possibilità degli artisti di mettersi in contatto con altri artisti, curatori e magari anche con collezionisti. Il progetto è appena partito, e per adesso stiamo facendo un lavoro di condivisione delle pratiche degli artisti e dei loro contatti attraverso i social media, ma non escludiamo un ulteriore sviluppo. Il nostro investimento riguarda, naturalmente, un progetto a lungo termine. Sia io che Maria, infatti, abbiamo questo particolare interesse (e propensione se vogliamo) verso gli emergenti di tutte le età e per ciò che di nuovo hanno da offrire. La nostra piattaforma è raggiungibile all’indirizzo www.hiatoprojects.com.
Il progetto può essere seguito anche sui più noti social media come Instagram e Facebook cercando @hiatoprojects.

With maria Gracia de Pedro, who works in the art as you do, you have just launched a platform called “Hiato Projects”: what is it exactly? Do you have new projects that you will achieve soon, on your own or with her?
Hiato is a new platform that Maria and I have decided to create in order to support emerging artists that we love particularly, I am not being romantic or talking about feelings, but rather aesthetically. We share the practice of artists that we like and that we find interesting. The question from where we start is “Would you buy it?”. The idea is that of increasing the possibilities of these artists to get in touch with other artists, curators and also collectors. The project just started, and at the moment we are doing a sharing of the artists works through social media, but we don’t exclude a further development from that. We have the idea of a long term project as investment. Both me and Maria have this particular propensity towards the emerging artists of any age and for what they have to offer. Our platform can be found at www.hiatoprojects.com, the project can also be followed on the social networks such as Instagram and Facebook typing @hiatoprojects.

La foto in apertura dell’intervista è dell’opera Seven Figures, sleeping bags; 220 x 200cm; 2014.
Contatti www.alessandroleggio.com

 

 

Autore dell'articolo: Simona Merlo

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