La macchia umana – Philip Roth

La verità e la menzogna, la falsità dei rapporti sociali e il bisogno di esprimere le proprie potenzialità, la necessità del riscatto personale in contrasto con la lotta per l’affermazione dei propri diritti, l’ineluttabilità del destino che colpisce per vie traverse, l’odio che sconfina nell’amore, l’amore che riscatta la perversione, e sempre, sempre, ciò che appare è tutt’altro che vero, ciò che si sa non è mai la versione definitiva, ciò che sembra scontato è in realtà frutto di una complessa evoluzione.

Riemergo, stordita e frastornata, dalle pagine di questo romanzo intenso, carico di tensioni, denso di conflitti, in cui lo sfondo politico dello scandalo Lewinski fa da specchio alla storia travagliata del protagonista, la condizione dei reduci del Vietnam entra con forza nella sua vita, mentre la lotta per l’emancipazione dal razzismo verso neri ed ebrei si incarna pienamente nella sua persona.

Un personaggio indimenticabile, contraddittorio, incrollabile, emancipato ed innovatore, carismatico ma anche antipatico, che nel corso della narrazione rivela tutta la verità di una vita basata sulla menzogna, di un successo basato sulla rinuncia alla propria essenza, alle proprie radici, agli affetti più cari, di un declino basato su accuse false anche se la realtà è molto peggiore. E la sofferenza scaturisce proprio dall’equivoco, dalla banalità di un granello di sabbia che demolisce ottusamente una costruzione architettata con fatica e dolore.

Ma siccome il tormento interiore non è territorio esclusivo del protagonista, l’autore dà prova di una straordinaria capacità introspettiva anche e soprattutto nelle pagine in cui dà vita e forma pensieri, sentimenti, passioni, viltà ed ossessioni di ognuno dei personaggi che in un modo o nell’altro concorrono allo svolgimento dell’azione, sondando nel loro intimo con una prosa ricca e sontuosa ma mai ridondante: ognuno ha il proprio vissuto, ognuno un errore cui riparare, una follia da gestire, un rimpianto da superare, ognuno partecipa all’insensatezza di una vicenda in cui tutti risultano perdenti.

Nel complesso viene fuori un ritratto articolato e lucidissimo di una società moralista e repressiva per emergere dalla quale (ognuno a suo modo) è necessario mettere in campo tutte le energie e le strategie di cui si dispone. 

Ariela Faso

Autore dell'articolo: Simona Merlo

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