Dislessia, questa grande sconosciuta

Che cosa sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento? Può la tecnologia aiutare a creare una didattica davvero inclusiva e, comunque, più accessibile? Ne parla su #CasiQuotidiani Clara Meattini, laureata in informatica umanistica all’università di Pisa, specializzata in tecnologie assistive ed editoria accessibile.

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento, in breve DSA, (inclusi in un’area dei Bisogni Educativi Speciali – BES) vengono descritti solitamente come “criticità nell’acquisizione di particolari capacità che non permettono all’individuo di avere una piena autosufficienza nell’apprendimento”; si manifestano con difficoltà nella lettura (dislessia), nella scrittura (disgrafia) e nel calcolo (discalculia).

L’ambito scolastico, il primo luogo di reale confronto e crescita, è dove si può “osservare” una conferma di tali disturbi ed in tal senso è opportuno monitorare i bambini sin dalla più tenera età cercando così di essere d’aiuto puntando ad una didattica inclusiva ed accessibile.

I bambini con dislessia comprendono in modo perfetto il significato di un testo che gli viene letto, ma hanno difficoltà a spiegare e ad apprendere ciò che leggono autonomamente; ciò dimostra che tale disturbo non ha nessun impatto sull’intelligenza dei bimbi. Tra i sintomi principali troviamo la difficoltà nella decodifica delle parole, cioè nella capacità di associare lettere ai suoni, l’inversione di lettere e numeri o la loro sostituzione, la confusione per quel che riguarda i rapporti spaziali e temporali ed infine lo sforzo nell’esposizione orale.

In termini generici, la dislessia – specifico disturbo di apprendimento collegato alla lettura che si manifesta con una difficoltà nel leggere correttamente e fluentemente – rappresenta il più diffuso DSA tra la popolazione. Secondo i dati del MIUR, in Italia, quasi 3 alunni su 100 hanno una neurodiversità. Per l’esattezza quindi si tratta del 2,9% degli studenti, in numeri assoluti 254.600 sugli oltre 8,6 milioni di iscritti; fra essi, il 42,5% ha una certificazione che riguarda la dislessia, il 20,8% la disortografia, il 19,3% la discalculia e il 17,4% la disgrafia. In termini percentuali complessivi gli alunni con dislessia rappresentano l’1,6% del totale degli alunni che frequentano le scuole di ogni ordine e grado; gli alunni con disgrafia lo 0,7%, gli alunni con disortografia lo 0,8%, gli alunni con discalculia lo 0,7%.

Nel 2018 la British Dyslexia Association ha stilato delle Linee Guida per creare contenuti accessibili alle persone dislessiche e migliorare l’esperienza di lettura, poiché, nonostante la dislessia non sia una disabilità legata a handicap visivi, il miglioramento del layout grafico e della qualità dei contenuti possono sicuramente rappresentare una risorsa per favorire l’apprendimento. Le norme da rispettare riguardano principalmente il font da utilizzare nei testi (scolastici o meno): si raccomanda infatti l’utilizzo di font sans serif (senza grazie) per una maggiore leggibilità (Arial, Verdana, Helvetica) con un corpo che oscilla tra i 12 e 14 punti; ovviamente è possibile che alcuni soggetti necessitino di una grandezza maggiore. La spaziatura del testo non deve essere eccessiva, poiché la leggibilità potrebbe esserne ostacolata e l’interlinea non inferiore a 1.5. Da evitare l’utilizzo di testi sottolineati o in corsivo e da limitare il grassetto, utile soltanto quando deve far risaltare la parola o una frase specifica. Meglio poi usare un unico colore per lo sfondo (il color crema risulta migliore del bianco), evitando immagini o motivi grafici che possono distrarre durante la lettura; inoltre il contrasto fra il testo e lo sfondo deve essere netto. La giustificazione a sinistra del testo è la migliore per aiutare il lettore a mantenere il segno (spesso i dislessici mostrano difficoltà nel mantenere la linea di continuità di lettura). Per quanto riguarda lo stile di scrittura, meglio una modalità diretta con frasi brevi e semplici, senza abbreviazioni, soggetti sottintesi o doppie negazioni. Supporti grafici al testo come immagini esplicative, diagrammi di flusso o mappe concettuali possono risultare molto utili, così come l’utilizzo di elenchi puntati o numerici.

In Italia, per favorire l’inclusione degli individui con dislessia è stata stilata 9 anni fa la normativa della legge n. 170/2010 (per approfondimenti https://www.aiditalia.org/it/dislessia-a-scuola/legge-170-2010) che sancisce l’obbligo da parte dell’istituzioni scolastiche di garantire l’introduzione di strumenti compensativi (atti cioè ad aiutare e supportare lo studente con DSA ma non a favorirlo rispetto ai compagni) al fine di una migliore inclusività. Tra le tecnologie di supporto più utilizzate: la sintesi vocale o il riconoscimento vocale, il registratore, i programmi di videoscrittura con correttore ortografico e predittore di parole, la calcolatrice vocale, tabelle, programmi per creare mappe concettuali e penne ergonomiche.

Clara Meattini

Autore dell'articolo: Simona Merlo

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