La collina del vento – Carmine Abate

Conoscevo Carmine Abate in quanto cultore delle comunità albanesi in Calabria, del loro linguaggio e delle loro tradizioni. Qui invece niente arbëresh e poco dialetto, ma una scrittura piana e meditata, fresca e calibrata, ritmata dalla forza del vento e scandita dalla voce delle generazioni. Una saga familiare ambientata in un contesto rurale, a partire dai primi anni del secolo fino alla ripresa postbellica. Due guerre, il latifondo, la camorra, il fascismo, l’abusivismo edilizio. Contro questi grandi eventi una famiglia di lavoratori, la loro terra conquistata con fatica, una collina che è oggetto e simbolo del loro destino.

La collina che nasconde segreti irripetibili, che conserva resti archeologici, che offre rifugio agli innamorati e ai disertori, ristoro della famiglia, luogo di morte, ospizio di speranze, battuta dal vento, coltivata dagli uomini, bramata dagli studiosi, insidiata dagli speculatori; la collina che resiste, si staglia e rosseggia sul territorio, è lo specchio della tenacia degli Arcuri che in essa trovano sostentamento e avventura, ribellione e pacificazione.

Tenaci gli uomini, forti le donne, testardi e incrollabili tutti nelle loro decisioni, con un orecchio al desiderio di riuscire e un occhio al mantenimento delle radici. Le storie e la Storia, personaggi reali e frutto di fantasia si intersecano in una danza che porta lontano i componenti della famiglia per poi richiamarli indietro, con la forza della tradizione, con il calore dei ricordi.

 

Ariela Faso

 

Autore dell'articolo: Simona Merlo

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