After Life: perché la vita è meravigliosa anche nel dolore

After Life, la nuova serie di Ricky Gervais targata Netflix mi ha colpita, emozionata e distrutta. Mille emozioni – talvolta contrastanti fra loro – che mi hanno assalita per tutta la durata della miniserie. Si parla di morte, di depressione, di dolore. Ma anche di vita, di felicità, di speranza. After Life *spoiler alert* parla di questo, parla di vita vera, di situazioni che ognuno di noi ha affrontato o che sta affrontando.

Ricky Gervais nella serie è Tony, un giornalista che lavora per una piccola testata in una piccola cittadina inglese. Da pochi mesi Tony ha perso a causa di una malattia l’amore della sua vita, Lisa, e la perdita della donna lo ha trascinato in un baratro così profondo da tentare il suicidio. L’estremo gesto però è stato fermato dallo sguardo dolce della sua cagnolina, l’unico essere (oltre alla moglie), davvero buono sulla Terra; l’unico che gli ricordi la sua Lisa.

Non poteva farla finita, doveva pensare al suo cane. E anche a suo padre, malato di Alzheimer, che ormai non lo riconosce quasi più. Nonostante abbia deciso di continuare a vivere, Tony lo fa diffondendo cattiveria gratuita, sarcasmo pungente e crudeltà inspiegabile. Perché lui non è felice e quindi neanche gli altri possono esserlo. «Non mi interessa se sono vivo o morto. Quindi posso fare lo stronzo e dire tutto quello che voglio finché mi va, quando raggiungo il limite mi suicido».

Allora che senso ha la felicità? Questa è una domanda che si chiede spesso Tony. Passa le giornate a capire come fare per distruggere la corazza di infelicità che si è costruito, in parte da solo, quando l’unica cosa che gli potrebbe riportare il sorriso è una persona che ormai non c’è più. Ma grazie all’amicizia incondizionata delle persone che ha sempre avuto accanto, e delle nuove che entreranno a far parte della sua vita, il nostro protagonista capisce che la tristezza è un’arma a doppio taglio: un’amara consolazione per lui, ma uno strumento che può far male alle persone che ha vicino. Inizia così, lenta e graduale, la sua rinascita, la realizzazione che la felicità è reale (solo se condivisa) ed è così fantastica che non importa se sia la tua o no.

Perché After Life ci insegna questo: che a volte fare la felicità degli altri è più importante della propria, che curare chi ti sta accanto lenisce le ferisce, anche quando si muore dentro; che la pioggia prima o poi finisce e dopo un temporale uscirà un bellissimo arcobaleno per rischiarare il cielo. Un sorriso ricambiato, un gesto affettuoso ricevuto dopo aver compiuto una buona azione è una soluzione a molte ingiustizie della vita. Non tutte ovviamente, ma per la maggior parte può essere un dolce sollievo. Dare senza per forza ricevere qualcosa in cambio: se il mondo dovesse ruotare soltanto attorno ad un meccanismo materialista, ci trasformeremmo in esseri crudeli e vuoti, come già lo sono tantissime persone che ogni giorno incontriamo a scuola o a lavoro, o al supermercato…insomma, dappertutto!

Sembra strano che dal dolore possa uscire qualcosa di buono, ma spesso è così. Pochi mesi fa mi sono imbattuta in un video brillante di una delle tante interessanti conferenze TEDx (Technology Entertainment Design) dal titolo “Come farsi amico lo stress”. Il titolo mi ha fatto subito pensare “si si come no, impossibile, a chi piace lo stress?”. Quella perenne sensazione di stanchezza, di disagio, di sovraccarico mentale, di ansia quando abbiamo mille cose da fare e problemi e paure? Il cuore comincia a battere più forte, i muscoli si irrigidiscono ed il cervello comincia a funzionare a rilento.

Queste condizioni non sono altro che le conseguenze dello stress sul nostro corpo, a partire dagli effetti che produce nel cervello. Kelly McGonigal, psicologa e protagonista del video non affronta però solo i classici fattori dello stress ma parla dell’aspetto più sottovalutato della reazione del corpo e cioè che lo stress rende le persone socievoli. Solitamente si tende a pensare che, quando una persona è stressata, è talmente oberata dai pensieri che non ha tempo di occuparsi degli altri. In realtà con questo video si smaschera un aspetto diverso.

Per capire il lato positivo, l’esperta spiega le meraviglie dell’ossitocina o “l’ormone delle coccole”: un neuro-ormone che spinge le persone a trovare un contatto fisico, un supporto emotivo, delle braccia in cui perdersi per alcuni secondi. Ci rende più attenti nei confronti degli altri e dei loro problemi, addirittura più empatici nei confronti di chi è stressato come noi, una sorta di aiuto reciproco in grado di eliminare o quantomeno limitare lo stress. È dunque il modo in cui lo affrontiamo che determina il tipo di effetti che verranno prodotti sul nostro corpo. Allo stesso modo è come contrastiamo le nostre paure che ci porta a combatterle o a vederle sotto un altro aspetto. E il nostro Tony ha fatto lo stesso: ha combattuto le sue ansie, la sua depressione trasformando il suo freddo cinismo in conforto e poi in parole dolci e ha capito che la vita è meravigliosa anche nel dolore…e che essere buoni alla fin fine non fa così schifo”!

 

Martina Russo

 

Autore dell'articolo: Simona Merlo

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