Il paese delle prugne verdi – Herta Müller

Come esprimere una realtà tragica, fatta di violenza, orrore, repressione? Herta Müller lo fa al meglio in questo piccolo romanzo ermetico e involuto, scegliendo un linguaggio che tende a nascondere più che a rivelare, ma che nascondendo rivela – molto più efficacemente che con una cruda descrizione -qualcosa che non è possibile descrivere a parole.

Alla storia di quattro adolescenti costretti a nascondersi dietro alle parole per esprimere i propri sentimenti, per sopravvivere (o perire) in un clima di terrore, di oscurità, di morte; alle ricerche per trovare la spiegazione di un suicidio poco spiegabile; agli sforzi per conservare una memoria dolorosa ma imprescindibile fanno da cornice le lettere delle madri che dietro al mal di schiena raccontano gli orrori della repressione di un regime violento e insensato.

E travolto da un ritmo sincopato, da un linguaggio poetico ed evocativo, il lettore sperimenta quasi fisicamente una realtà claustrofobica, fatta di paura, di buio, di crisi economica e dei valori, di spaesamento e di resistenza, di maschilismo e sfruttamento.

Il non detto prende forma, costruisce strutture e si ribella, per dare voce a chi non vuole rassegnarsi a tacere, per raccontare, indagare, denunciare.

Ariela Faso

Autore dell'articolo: Simona Merlo

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