Sweet Home Alabama? La settimana buia per le donne

In Italia, la scorsa settimana, l’opinione pubblica si è ulteriormente divisa nell’accesa polemica riguardante la bocciatura della Tampon Tax, la tassa “di lusso” applicata agli assorbenti e ai pannolini. L’Italia, infatti, è il paese con l’aliquota più alta, un 22% rispetto all’Olanda e alla Francia che da pochissimo tempo hanno ridotto questa imposta facilitando la spesa mensile sull’acquisto di beni per la cura della persona. Non appena è stata resa pubblica la notizia della bocciatura dell’emendamento, sul web e sui social si è scatenata l’apocalisse: chi urla al sessismo, chi urla contro l’inoperosità più totale della classe politica prettamente maschile, di tutto insomma. E da donna devo dire che questa volta il trambusto che si è scatenato ha il mio più totale appoggio.Dal Governo sono arrivate presto le prime contrastanti posizioni: da una parte troviamo la deputata all’opposizione PD Enza Bruno Bossio che prontamente ha dichiarato che un altro problema è proprio la pericolosità di alcuni prodotti che vengono acquistati dalle donne e che costano di meno ma hanno una qualità scadente. Ciò potrebbe portare a importanti conseguenze/emergenze igienico-sanitarie. Dall’altra parte, invece, ci sono le parole del deputato M5s Francesco d’Uva. Secondo il capogruppo M5s alla Camera, tra i motivi principali alla bocciatura della Tampon Tax non c’è solo il problema del reperire le coperture finanziarie per ridurre le imposte, ma soprattutto un problema ambientale: assorbenti, tamponi e pannolini inquinano l’ambiente (e le lamette da barba usa e getta?!). Ebbene sì, non contento ha addirittura invitato le persone ad un ritorno al Medioe…volevo dire ad un ritorno ai pannolini lavabili. Forse il deputato non ha tenuto conto non dei rischi ambientali ma dei rischi igienici contro i quali si incorre. Ah, tra le soluzioni proposte anche la coppetta mestruale, utilizzata già da molte donne ma comunque tassata al 22%.

Dall’altra parte dell’oceano, per ben altre ragioni, l’America è rimasta a bocca aperta: dal 16 maggio 2019, l’Alabama nega con estrema forza il diritto di abortire anche in caso di stupro ed incesto, e i medici che applicano l’aborto sono punibili con l’ergastolo. Dopo l’approvazione della legge nella Camera, questa è passata per l’ok nel Senato ed è proprio lì che i 25 membri repubblicani del senato locale hanno deciso le sorte di tantissime donne – e bambine: tutti maschi. Ma la “beffa” non finisce qui: a dare il colpo finale è stata la Governatrice dell’Alabama Kay Ivey che su Twitter ha pubblicamente mostrato la sua contentezza per l’approvazione della legge, esaltando come questa sia a favore della vita, regalo che Dio ha donato alle donne. Una donna ha firmato l’atto finale della legge ponendo la sua applicabilità nello stato.

Ma cosa significa nello specifico questa legge? Una donna non sarà più libera di abortire (può farlo solo entro le sei settimane, lasso di tempo in cui una donna in quel breve periodo di tempo talvolta neanche è conscia di aspettare un bambino) e che il bambino frutto di una violenza subita da un estraneo o da un parente deve essere necessariamente dato alla luce. Un conto è la libertà di scegliere se abortire o meno, ma un conto è negare a priori questa libertà, in tutte le sue sfaccettature.

Che dire di più? Siamo nel 2019: l’anno dei terrapiattisti, dei negazionisti, dei complottisti. L’anno del ritorno al Medioevo, del rifiuto del progresso e della politica “Handmade”.  E questo 2019 non è ancora finito.

Martina Russo

 

Autore dell'articolo: Simona Merlo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *