Riccardo Gambelli si racconta attraverso “Seme lontano”

Riccardo Gambelli, autore di “Seme lontano”, si racconta ai lettori di #casiquotidiani e non solo parla del suo ultimo libro, ma svela anche qualcosa in più di sé e dei suoi desideri. Sin da bambino Riccardo ha amato la letteratura: divorava decine di libri di ogni genere, anche i classici dell’Ottocento, e adorava scrivere. Si affacciava alla finestra della sua camera da dove ammirava un viale di cipressi, splendido paesaggio stimolo alla riflessione e ispirazione per la scrittura. Ed è così che ha iniziato a scrivere. Ha inviato decine e decine di lettere, articoli, alcuni indirizzati ai quotidiani sportivi la cui pubblicazione lo ha riempito di gioia e ha tenuto vivo in lui il desiderio di continuare a inseguire un sogno. Sogno che finalmente, sostiene Riccardo con soddisfazione, si è avverato.

Di cosa parla il tuo libro “Seme lontano” pubblicato dalla casa editrice Cantagalli nel 2018?1.
La tematica principale di ‘Seme lontano’ è l’adozione internazionale e la ricerca delle proprie origini. È la storia di Elia, ragazzo diciassettenne della Perugia bene, che ha scoperto con grave ritardo di essere stato adottato, così parte con il suo maestro di karate alla ricerca dei propri genitori, ma è anche una ricerca spirituale. Un viaggio che trasformerà le loro vite. Non è la sola tematica all’interno dell’opera, ne esistono altre capaci di scavare nei tormenti e nelle esistenze dei tanti protagonisti della storia.

La tua attività di scrittore è molto prolifica. Hai all’attivo cinque libri, più uno scritto con il giornalista Roberto Beccantini. C’è un motivo ricorrente, un filo anche nascosto che unisce tutti i tuoi lavori?
È doveroso dividere le due tipologie di libri, quelli di sport da quelli di narrativa. Ci sono due opere scritte a più mani con grandi giornalisti e uomini di cultura italiani che trattano di calcio, ‘C’era una volta Camin’ e ‘I nostri campioni’, importanti perché hanno fatto conoscere il mio nome a livello nazionale. Poi esistono quattro libri di narrativa, dove il motivo ricorrente che li unisce è la speranza della vita e la certezza per ogni essere umano che esiste sempre una seconda o terza possibilità. Vorrei ricordare anche il mio primo lavoro ‘Coriandoli bianconeri’, un vero e proprio diario, in cui ho ricordato con nomi e cognomi tutti i miei amici, divenuto un cult tra i tifosi juventini, perché la Juve fa da cornice a disegni di vita reali.

Il protagonista del tuo nuovo libro è un ragazzo di 17 anni. Perché? E perché hai scelto il Brasile come inizio e/o destinazione di una ricerca così intima?
Ho scelto il Brasile per due motivi. Il primo perché doveva essere un ragazzo dalla carnagione chiara, in quanto il giovane conoscerà la sua realtà in ritardo, altrimenti non sarebbe stato possibile, e così ti rispondo anche alla domanda sulla scelta del diciassettenne. In Brasile è possibile adottare anche bambini dalla carnagione chiara. Il secondo perché conosco il Brasile perfettamente e non solo Rio, una terra mistica, meravigliosa, ma anche ricca di contraddizioni, misteri e tristezza, caratteristiche sfuggenti al turista che si trattiene in quella terra per solo pochi giorni.

Riccardo, tu hai una splendida famiglia, quindi conosci le gioie e le difficoltà di essere genitore. Secondo te, oggi, è più difficile questo ruolo rispetto a quando tu eri soltanto “figlio”?
Credo che essere stato figlio per quelli della mia generazione sia stato molto più difficile rispetto ai figli di oggi. Noi degli anni 60-70 non abbiamo avuto tutte le agevolazioni che, per grande fortuna, hanno i figli degli anni 2000. E comunque io non ricordo le difficoltà di essere stato figlio, mentre è nettamente più difficile essere genitore: non puoi permetterti di sbagliare nulla.

Hai scelto di inserire la figura di un prete un po’ particolare. Quest’idea nasce da una tua personale conoscenza anche indiretta o è un mero escamotage narrativo?
In moltissimi mi hanno chiesto se la figura di ‘Don Spider’ esista davvero. Sicuramente incuriosisce perché trattasi di un prete molto particolare. Questa figura è reale, e vive in zone vicine alle nostre. Chiaramente è stata arricchita dalla mia fantasia, soprattutto per quanto riguarda le sue azioni nella storia. Ma ti posso assicurare che il suddetto prete, fondamentale per la mia ispirazione, è una persona fantastica, che potrebbe aiutare moralmente e psicologicamente tante persone, anche sul recupero di un’eventuale fede perduta.

Che ruolo ha lo sport nella vita dei protagonisti del libro e nella tua?
Lo sport è fondamentale nella vita di tutti i giovani, quindi anche per il protagonista del mio libro. Ti cito una poesia scritta dal mio caro amico Gianluca Pessotto, ex grande giocatore della Juventus e suo attuale responsabile del settore giovanile. Poesia dedicata al calcio ma che può essere proiettata verso tutti gli sport: “Inseguire un pallone è come inseguire gli obiettivi della vita, ogni tanto lo puoi raggiungere, ogni tanto ti può sfuggire. Affrontare un avversario è come affrontare le difficoltà quotidiane, a volte ti supera, a volte riesci a bloccarlo, sapendo che non devi smettere di correre. Vedere il pallone gonfiare la rete è come sentire il proprio cuore riempirsi di gioia: grazie calcio per avermi insegnato a vivere”.

Infine, quali novità hai in cantiere?
Ho pronto un nuovo testo, con tematiche forti, e come sempre tratto da storie vere miscelate alla fantasia. Tratterà argomenti duri che andranno a scavare nelle miserie umane, ma come di routine la speranza e nuovi futuri radiosi trionferanno ancora.

Autore dell'articolo: Simona Merlo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *