Le cose che restano – Jenny Offil

In questo suo romanzo d‘esordio Jenny Offil racconta con leggiadria, fantasia e spericolata profondità un rapporto madre-figlia quasi da manuale, dall’amore viscerale alla frattura inscindibile, con uno stile molto più coerente e strutturato rispetto al suo ultimo (Sembrava una felicità) che a mio avviso, con una struttura troppo evanescente fa sentire la mancanza di una coerenza interna. Qui invece tutto torna, nonostante si giochi molto sull’irreale. La scrittura è incisiva ma potente e il punto di vista infantile non è incongruente ma reso con una logica ingenua seppur stringente, come solo i bambini sanno elaborare.

La figura della madre, di una presenza scenica imponente nella sua evanescenza, permea tutto il romanzo e lo rende vivo con le sue stravaganze e i suoi ripensamenti, con i suoi continui spostamenti tra realtà e fantasia, tra l’Africa delle sue origini e l’America della sua vita adulta, tra la saggezza e la follia. E la piccola protagonista/voce narrante si lascia cullare da questo andirivieni sognante e affascinante, soggiogata dal fascino dell’irrazionale che la strappa via da una realtà costellata di relazioni non facili anche se a volte  la confonde con la sua illogica lucidità.

Così madre e figlia si rifugiano in un mondo tutto loro, lontano dagli altri, difficile da comprendere non solo per gli estranei, non solo per una bambina sempre più consapevole dell’inadeguatezza della situazione, ma anche per un padre così concreto e razionale che si ritrova isolato in un amore a senso unico, fino a quando, costretto all’azione dalle circostanze, diventa artefice di una frattura inevitabile e nuovo faro agli occhi della figlia.

 

Ariela Faso

Share and Enjoy !

0Shares
0 0

Autore dell'articolo: Simona Merlo