“La risata, un potente antidoto contro tutte le negatività”

Alessandro Pagani non è soltanto il batterista del gruppo Rock-Indie fiorentino Stolen Apple, di cui tra l’altro è uscito il 21 febbraio scorso il nuovo album “Wagon Songs”; è anche un fine umorista, un amante del surreale e dell’ironia. E oggi, parlando del suo ultimo libro “500 chicche di riso”, Alessandro (nella foto con il suo ultimo libro) svelerà ai lettori di “Casi Quotidiani” questa sua seconda pelle fatta di scrittura…

Ma è davvero una seconda pelle, un aspetto secondario rispetto alla musica o sarebbe più corretto dire che “crescono di pari passo”?
Sono due passioni che mi coinvolgono da sempre e che viaggiano in sintonia tra loro. Entrambe stimolano la mia creatività e s’inoltrano in territori artistici sconosciuti, per esplorare qualcosa di me in più ogni giorno e far conoscere agli altri i lati più estrosi del mio essere, che ritengo siano quelli più elettrizzanti. Dovessi lasciare per un po’ un’attitudine per l’altra sarei in seria difficoltà, perché mi aiutano a sentire meno pesanti le preoccupazioni e gli affanni della quotidianità.

Che cosa hanno in comune con il tuo nuovo lavoro i due precedenti “Perché non cento?” del 2016 e “Io mi libro” del 2018?
“Perché non cento” raccoglieva poesie astratte che si avvicinavano in maniera leggera alla comicità, mentre “Io mi libro” è stato l’inizio (proseguito con l’ultimo libro “500 chicche di riso”) del filone umoristico vero e proprio, con la stesura di 500 frasi che ironizzano su luoghi comuni. Quello che hanno in comune le tre opere è la caratteristica di giocare con le parole, i doppi sensi e i calembour; in questo la lingua italiana, così varia e malleabile, si presta perfettamente al gioco.

A un certo punto della prefazione al libro, Cristiano Militello scrive: “… la Toscana ti dà una lente tutta sua per mettere a fuoco le cose, per filtrarle, per giocarci su”. Quindi in che modo essere toscano influenza la tua percezione del mondo? Saresti stato un amante del sorriso e della risata anche senza la tua “toscanità”?
Indubbiamente la comicità toscana, così irriverente e tuttavia sempre naturale, mai forzata, è un punto di riferimento ideale per chi non ha paura di stuzzicare, punzecchiare, fare dell’ironia (sempre sana e mai volgare) nei confronti del mondo che lo circonda. Credo questa scuola autoctona sappia ancora dare insegnamenti importanti, come quello di cercare di vedere le cose da un punto di vista più goliardico, sottile, meno gravoso, per godere del bicchiere ‘tutto pieno’, inducendo a sdrammatizzare su tutto. Sono sempre più convinto, dato che il sorriso aiuta a vivere meglio, che la risata debba appartenere al mondo intero piuttosto che a un numero limitato di persone nel tempo e nello spazio, perché rappresenta e sarà sempre non soltanto territorio unico di socializzazione, ma anche potente antidoto contro tutte le negatività.

Tra una “chicca” e l’altra spesso ci sono delle illustrazioni; chi le ha realizzate e con quale obiettivo?
I disegni sono opere di Massimiliano Zatini, che come me suona negli Stolen Apple. Oltre ad essere grande fan della mia vena umoristica, è appassionato di grafica e illustrazioni con lavori importanti alle spalle. Mi ha fatto piacere estendergli la proposta di realizzare una ventina di vignette a corredo dei disegni in una forma che si prestasse a coglierne l’umorismo surreale, e c’è riuscito alla perfezione.

Hai in mente nuovi progetti letterari?
Ho iniziato a scrivere un racconto a tinte grottesche che si sviluppa nel tempo e nel frattempo sto continuando a raccogliere frasi umoristiche per un eventuale terzo libro a tema.

Quale “chicca” ti va di condividere con i lettori del nostro blog?
Una delle più gettonate è stata: Dal fornaio. «Buongiorno, mi fa sentire un pezzettino di margherita?» «Io non posso stare fermo, con le mani nelle mani ♪♫ …». Vi lascio però, prima di ringraziarvi, con una chicca inedita: <Analizzi la frase “Entusiasmo in una mansarda dopo la scoperta di un nuovo yogurt “ – “Fermento lattico”>.

Simona Merlo

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Autore dell'articolo: Simona Merlo