#Covid19 – Diari dal mondo – Carla Bardelli da Siena

È un giorno di calma piatta. Uno di quei giorni tutti uguali, un giorno in cui ti alzi dal letto e sai già cosa fare, come vestirti, cosa mangiare, come muoverti,  dove andare. Andare. Semmai restare. Dentro casa, tutt’al più scendere nella corte, addirittura in giardino e guardarti intorno. E sentirti una privilegiata perché comunque hai uno spazio verde davanti a casa. E ancora privilegiata perché non ti sono mai piaciuti gli spazi stretti, i luoghi affollati, le persone ammassate, la calca, gli spintonamenti. Incollarti ad altri per entrare, uscire, andare,  farti strada a ogni costo: adesso ti sembra di capire perché.

E allora scendi sotto casa e  spalanchi  gli occhi, di più, ancora di più. Osservi la campagna intorno: un falco fermo sul palo della luce, le rondini che impazzano da un tetto all’altro. Ma non ti basta. Spii dove possa essersi nascosta la civetta che all’alba senti così vicina da chiederti che non si sia messa in testa di svegliare proprio te fra tanti altri.

E mentre cerchi di inalare tutti i profumi della primavera, mentre inspiri ed espiri, come ti hanno insegnato a fare in palestra durante un allenamento, guardi il cielo e non ti sembra lì dove è sempre stato, ma su di te.  Con prepotenza ti racchiude in un angusto spazio di chiarore. Ti travolge con il suo colore slavato sempre più compatto, sempre più opprimente, sempre più a ridosso. E tu ti senti stonata vicino al cespo di rose. Viva, o ancora viva,  mentre intorno tutto puzza di premorte. Trasportata senza sosta in un orrore più tragico di ogni esperienza reale, perché le cose che vedi e che senti non le hai mai viste e sentite nemmeno nei tuoi più feroci  incubi notturni. Neppure nelle tue notti di terrore, di dolore, di ansia. Neppure nei tuoi pensieri ossessivi. Eh sì che ce ne sono stati!

Eppure  il morso dell’ansia, del terrore, del dolore e dell’ossessione non è più lo stesso.

E ora qui, costretta in questo lembo di terra, ti senti sfinita. Ti mancano i tuoi affetti. Ti manca di essere abbracciata, e anche pigiata, spintonata, strattonata. Ti manca la tua vita.

E allora hai  voglia di far scorrere il tempo. Hai voglia di aspettare immobile. Di  restare ferma come il noce in giardino.

Vuoi  solo consistere, semplicemente consistere.

Carla Bardelli

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Autore dell'articolo: Simona Merlo