Emergenza Coronavirus, quali mezzi di salvataggio per l’Economia

“Si discute ancora sulla necessità di ricorrere a una sorta di eurobond per finanziare le grandi opere pubbliche, affidando alla Bei il coordinamento delle varie Casse Depositi e Prestiti nazionali e sviluppando le partnership pubblico-privato in modo da trovare nuovi fondi”. Era il novembre 2008 e sulle macerie di una crisi economico-finanziaria senza precedenti dal 1929, il Parlamento Europeo presentava alla Commissione Europea una risoluzione per “creare obbligazioni europee”. Sono passati dodici anni, ma gli atti parlamentari dell’epoca sono di un’attualità straordinaria.

 

L’accordo per affrontare l’emergenza economica legata alla rapida diffusione del Coronavirus non si trova, i Paesi si dividono in “falchi” e “colombe”, le trattative alternano momenti di rapida risoluzione a periodi di profondo stallo. Tutte le crisi lasciano sul campo un profondo senso di indebolimento, ma tra il disastro attuale e quello finanziario legato ai mutui subprime del 2008, ci sono stati decine di eventi che hanno segnato il corso del tempo. Solo per citarne alcuni: una profonda evoluzione tecnologica, la creazione di un meccanismo europeo di stabilità (Mes, noto come fondo salva-Stati), la nascita di nuove ideologie politiche e lo sviluppo di un nuovo nazionalismo, la diffusione delle fake news e l’esplosione dei social network.

Lo stop delle attività economiche in Italia, in Europa e in gran parte del mondo, a causa dell’urgenza sanitaria legata al Coronavirus, sta facendo ripiombare l’economia verso il baratro. In questa crisi di offerta (per capirci: la gente vorrebbe andare a cena fuori, ma non può), l’Fmi parla di “impatto globale, profondo e serio”, l’Ocse avverte che “si stanno superando le peggiori previsioni economiche” e l’Istat annuncia un “rischio shock economico”.

È evidente che in questa situazione, tanto nuova quanto pericolosa, non occorre un mezzo di salvataggio che sia solo rapido. Equità, solidarietà e risoluzione devono essere cardini delle politiche di intervento a livello europeo. La base per creare un fondo per la ripresa c’è. Natura, caratteri e diverse abitudini (di vita e di spesa) condizioneranno il prosieguo del dialogo a Bruxelles. Le trattative si congelano per un po’.

Il 23 aprile il cammino per salvare l’economia nazionale, quella europea e il progetto dell’Ue si troverà davanti a un bivio: emissioni comuni per alimentare il fondo salva-Stati o agire sul bilancio dell’Unione. Due settimane di tempo, praticamente il tempo di incubazione del coronavirus.

 

Giovanni Sorge

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Autore dell'articolo: Simona Merlo