Il regista Ago Panini: “Il mio corto Carlo un esempio di unità”

Il blog CasiQuotidiani ha seguito sin dalla prima staffetta, gli eventi in streaming “Prendiamola con filosofia – strumenti pratici per affrontare la quarantena” in cui non solo filosofi, ma anche cantanti, attori, artisti, creativi, pensatori, menti autorevoli di tutto il mondo hanno voluto “parlare” con l’Italia in diretta. La seconda maratona, quella del 4 aprile 2020, si è conclusa con il corto di animazione “Carlo” realizzato da Ago Panini. Scopriamo insieme qualcosa in più sul film e sul suo autore.

La prima domanda è d’obbligo: chi è e di che cosa si occupa Ago Panini?
Nasco cinquantadue anni fa a Torino. Per un bel po’ non so cosa fare, poi verso i diciassette incontro i Clash (in disco, London Calling) e una macchina fotografica. Le due strade vivono in parallelo: mi piace fotografare e mi piace suonare. Da qui, intorno ai ventitré, i primi videoclip. Poi i primi spot, intorno ai ventisette, i primi corti (“Scorpioni” con Giuseppe Cederna a Venezia ’96). Da lì, avanti veloce sulla pubblicità (tanta, in Italia e all’estero) cercando di farla “bene”, sulle orme dei grandi maestri internazionali. Poi nel 2007 il mio primo film: “Aspettando il sole”. Nel 2010, il mio primo libro “L’erba Cattiva”; un altro corto: “La città e il movimento”; e poi “Carlo”, nel 2015. L’anno scorso (in co-regia con l’amico di sempre, Luca Lucini), la mia prima serie tv “Made in Italy”, per Mediaset e Prime Video.
Nel frattempo, due mogli e due figli, e un trasloco da Milano a Roma.
Di base faccio immagini, quindi: pubblicità, foto, film, corti, serie, e qualche libro nel tempo libero. Anche se in realtà vorrei fare il ciclista.

“Carlo”, il corto di animazione che, come si legge nell’intro, ha chiuso la seconda maratona di “Prendiamola con filosofia”, ha avuto molto successo in diversi festival internazionali, e non solo. Da dove viene l’idea del film? Con chi hai collaborato per la sua realizzazione e poi diffusione?
Da anni sono amico di Francesco Grisi, socio fondatore di Edi effettidigitalitaliani, società coproduttrice del lavoro. E abbiamo sempre avuto voglia di fare un film. Quel soggetto nasce per far vedere le potenzialità della post (produzione ndr.) in live action: l’idea era avere un solo attore, e moltiplicarlo per milioni. Ma alla fine, conti alla mano, in live action non ce la si sarebbe fatta. Così la classica lampadina nella notte: e se ne facessimo un cartoon? Da qui una grande ricerca, come faccio sempre per ogni progetto, che sia uno spot o un film: quindi studio di riferimenti, suggestioni, per creare una “bibbia” di immagini. Con cui poi siamo andati alla ricerca di una “mano” che ci convincesse. Ne abbiamo viste tante prima di trovare quella di Mario Addis, che è colui che ha poi fisicamente disegnato il personaggio di Carlo, di Anita, la sua innamorata, e tutto il mondo che li circonda.

Il sottotitolo del corto, “Una catastrofe inaspettata unirà l’umanità intera nel tentativo di salvare il pianeta”, è quanto mai calzante in questo periodo di emergenza internazionale causata dal COVID. Secondo te, gli esseri umani avranno la capacità di cambiare, di scegliere il bene comune a discapito del proprio specifico interesse? Chi ha potere decisionale, chi può fare qualcosa nel concreto, chi ci rappresenta insomma, prenderà coscienza che la strada percorsa finora non è quella giusta?
È certamente quello che io personalmente mi auguro, e che traspare dal finale del film: possiamo salvarci solo tutti insieme, magari facendo anche qualcosa di stupido: i “carletti” si salvano con il “big Jump”, noi… stando in casa! Sono profondamente ateo, così come la mia famiglia, da generazioni. Non credo esista “qualcosa” che ci abbia progettato o che possa salvarci, quindi toccherà a noi farlo. Insieme, unendoci, imparando gli uni dagli altri. Senza abbassare la guardia, come dimostra il finale del film.

Qual è il ruolo degli artisti, e quindi anche il tuo, in questo preciso momento storico
Innanzitutto grazie per il titolo di “artista”, che mi fa sempre arrossire. Credo di essere un buon artigiano, ma gli artisti per me sono persone di tutta altra levatura. Ciò detto credo che l’arte e le sue varie espressioni abbiano il dovere, e credo sia in fondo proprio nel Dna del concetto “arte”, di esplorare strade ed esprimere idee e suggerimenti. L’arte ha il potere di infiammare i cuori, di innalzare lo spirito, di alleviare la fatica. Dobbiamo lavorare perché ci sia sempre più arte, che aiuti a evolversi e crescere.

Il nostro blog pubblicherà il tuo cortometraggio e ne darà massima diffusione per più di un motivo: il messaggio che comunica, la bellezza dei disegni, la semplicità con cui spinge a riflettere. Inviteremo i nostri lettori a fare altrettanto. Chi ha desiderio di conoscere anche gli altri lavori di Ago Panini, dove può trovarli?
Sul mio profilo Facebook: è la cosa più semplice.

Hai nuovi progetti per il futuro?
Insieme a Luca Lucini stiamo lavorando alla seconda stagione di “Made in Italy”, alla prima stagione di “Erba Cattiva” (serie tv tratta dal mio romanzo), e poi a un meraviglioso sogno: un film sul viaggio del “Dirigibile Italia” e sull’avventura del Generale Nobile che lo ha progettato nel 1927.

Infine, in che modo il lockdown ha influenzato il tuo lavoro? Ti senti di dare qualche suggerimento a chi la un lavoro come il tuo e, più in generale, a tutti coloro che leggeranno questa breve intervista?
Il mio lavoro si fa molto a contatto con la gente: i set sono affollati com’era la metropolitana durante le ore di punta. Ci si tocca, gli attori si baciano, fanno scene nudi a letto, si lavora in casa, si lavora in teatro di posa, si mangia al catering tutti insieme. Ecco, molte di queste cose chissà quando potremo farle nuovamente. Però c’è un’altra parte del mio lavoro (di quello di tutti i registi) che quasi si può fare in astratto: un po’ come i giocatori di scacchi esperti che non hanno bisogno di una scacchiera per immaginare e giocare una partita. Una parte, cioè, più concettuale; la capacità di raccontare una storia per immagini: campo lungo, descrivo la stanza, dettaglio della porta che si apre, suspence, over the shoulder dell’attore che entra, la macchina segue, dettaglio di una mano che prende qualcosa dalla tasca dei pantaloni. Primo piano, l’uomo sorride, ha in mano una schedina del totocalcio.
Ecco, vedi, posso immaginare tutto questo, nella mia testa, scomporre una scena in tagli, inquadrature. E una volta che tutto questo è chiaro, posso “dirigere” qualcuno a fare questo a casa sua. Lo sto facendo; in questo periodo lo abbiamo fatto insieme ad altri colleghi. Lo so, è un po’ come a terra, dalla torre di controllo, spiegare a un passeggero terrorizzato alla guida di un aereo di linea, accanto al pilota che ha avuto un infarto, come far atterrare l’aereo sano e salvo. Ci vuole pazienza, ma si può fare. In attesa di tornare sul set, si può dirigere “in remoto”.

 

Simona Merlo

 

 

Share and Enjoy !

0Shares
0 0

Autore dell'articolo: Simona Merlo