“Donne di oggi” sempre più “Donne di ieri”

Sembra che in una società come la nostra troppo veloce, troppo “smart”, troppo egoistica, troppo… le grandi storie del passato corrano alla stessa velocità come a voler dire: “Fermatevi! Poco o nulla è cambiato tra noi e voi”. Omero, Saffo, Teocrito, Eschilo, Sofocle, Euripide, Cicerone, Seneca... hanno un potere pazzesco, ti entrano dentro e ci rimangono, ti costringono a esaminare ogni singolo avvenimento, anche il più banale, a cercare un significato nascosto anche quando è possibile che non ci sia, ad analizzare una situazione più volte rispetto a quanto possa fare chiunque altro, a mettere in dubbio ogni singola parola.  Ho dedicato 28 anni della mia vita a loro, ai grandi autori del mondo greco e latino, che ho poi ritrovato in tutta la letteratura, non soltanto italiana. Non c’è un solo libro che legga in cui non riesca a trovare dei richiami. E va bene! Talvolta esagero ma… che ci posso fare?

Ricordo ancora quel giorno in cui mi innamorai del greco per decidere poi di farne il mio mestiere.
Lo scelsi con la medesima consapevolezza con cui Antonello Venditti cantava “la matematica non sarà mai il mio mestiere”. Ecco! Lui cantava e sapeva già e anch’io.
Era il 12 giugno del 1994 e i quadri dei tabelloni con gli esiti degli scrutini erano affissi: “Greco. Mi sono portata greco!” che tradotto voleva dire trascorrere l’estate a studiare e anche “addio mare”, conoscendo mia madre. Ed eccomi lì a lezione con la prima versione da tradurre: Cadmo. La ricordo ancora perché poi, per un caso fortuito, fu la medesima che mi trovai a tradurre in sede di esame di riparazione. E lo interpretai come il segno del super potere delle divinità greche e in particolare di Era, la moglie “cornuta” di Zeus, che aveva suscitato le mie simpatie in “Pollon combina guai” (guarda caso il mio cartone animato preferito).

Ma torniamo a “Cadmo”. Non potevo copiare, nessun cellulare connesso a Internet, l’insegnante lì di fronte a me a guardarmi e chissà magari stava pensando: “Ecco l’ennesima ebete da seguire in estate”.  Guardai quel foglio e feci la sola cosa che in quel momento avrei potuto fare. Mi rivolsi a Lui, colui che da quel momento sarebbe diventato il mio migliore amico: Lorenzo Rocci (l’autore del mitico dizionario di greco-italiano quello su cui intere generazioni hanno consumato diottrie su diottrie. I complottisti oggi parlerebbero di un accordo tra casa editrice e produttori di occhiali!).
Da allora, versione dopo versione, vocabolo dopo vocabolo, paradigma dopo paradigma, arrivai al giorno della maturità. Ovviamente tra le materie scelte da sostenere oltre all’italiano, la prima che la commissione non aveva il potere di sostituire, optai per il greco. Non l’avrebbero di certo modificata. Eravamo soltanto in quattro ad avere scelto greco, il resto della classe si era buttato su fisica e storia.

E anche lì durante la prima prova, il terribile tema di italiano, i Greci mi mostrarono ancora la loro forza e la loro benevolenza. Le divinità avevano ascoltato e accolto le mie preghiere. La traccia infatti era: “La tragedia dalle origini all’Ottocento”. Non ci potevo credere! Ringraziai Era e impugnai la mia penna, scrissi un capolavoro che partiva dalle origini della tragedia fino ad arrivare a quella storica del Manzoni e al coro come “cantuccio”. Nove fu il risultato della prova, nemmeno una correzione (con mia immensa soddisfazione), cosa che mi fece dire: “ma perché non Dieci?”. Ovviamente ero certa che la domanda sarebbe rimasta senza risposta e perciò la collocai tra gli strani misteri dei voti non dati per non far “montare la testa” agli studenti anche se meritevoli, nemmeno fossero “punti di sutura”.
All’esame orale brillai ancora di più perché Lei, Antigone, l’eroina che conferisce il titolo all’omonima tragedia studiata quell’anno, mi era entrata nell’anima occupando uno spazio che con estremo egoismo non avrebbe più ceduto a nessun’altra ed è lì, dentro di me, cheta, pronta a emergere per ogni mia battaglia.

Io non so che effetto abbiano avuto i grandi autori del mondo greco e latino sui miei colleghi, ma conosco quelli avuti su di me e so che senza di loro oggi sarei più superficiale, forse più leggera, meno ironica, ma di certo non avrei la stessa capacità di guardare il mondo, la stessa razionalità e al contempo la stessa audacia di affrontare la vita e… non sarei qui ad iniziare questa rubrica con la redazione di CasiQuotidiani, alla quale va un mio grazie per l’opportunità e per l’idea che nasce dalla costante comparazione dei grandi drammi vissuti oggi dalle donne allo stesso modo di quelli vissuti dalle eroine e dalle protagoniste del mondo greco e latino.

Vi siete mai chiesti ad esempio: “E se Didone, anziché uccidersi dopo essere stata abbandonata da Enea, si fosse concessa un’altra opportunità?” Io sì e presto vi racconterò cosa sarebbe potuto accadere…

Daniela Balsano

Share and Enjoy !

0Shares
0 0

Autore dell'articolo: Simona Merlo