Macchina fotografica e tanta curiosità: chi è Maria Catalano

Sul tuo sito e sulla tua pagina Facebook, si legge Maria Catalano “fotografa di scena”. Ti andrebbe di spiegare ai lettori di CasiQuotidiani in che cosa consiste questo ruolo?

Il fotografo di scena si occupa di scattare immagini direttamente sul set di un film o durante uno spettacolo teatrale, ma può seguire anche il “dietro le quinte” e la lavorazione del prodotto finale di un film.

Le tue esperienze professionali spaziano dalla fotografia, anche paesaggistica, alle riprese video fino ad approdare alla regia di veri e propri film. Qual è stato il lavoro che ti ha fatto faticare di più, ma che al contempo ti ha regalato tantissime emozioni?

“Faticare” non direi! Mi salva prima la passione che ho nel fare questo lavoro; tante emozioni le sta regalando tutt’oggi il cortometraggio “Laerte Mira” che ha per tema la violenza sulle donne. Chi l’ha visto si aspettava inizialmente un prodotto scontato e ripetitivo; invece poi è stato sorpreso da qualcosa di inaspettato che lo ha spinto a porsi nuovi interrogativi e riflessioni. E questo, per me, è molto gratificante poiché vuol dire che non si smette mai di esplorare e tirar fuori nuovi aspetti da una stessa tematica.
Importante, inoltre, è stato il confronto avuto con i due protagonisti principali: Dario Di Dio, già con esperienze attoriali, e Adriana Di Dio, per la prima volta nei panni di attrice.
Il loro approccio alla telecamera, diametralmente opposto, ha arricchito il corto di tante sfumature.

Un altro lavoro per cui ricevo ancora feedback positivi è stato quello per Gallerie D’Italia: uno spot pubblicitario che trattava la storia di due barboni, uno anziano (Paolo Alongi, attore di teatro e cinema) e l’altro giovane (Dario Di Dio) che, passando da una galleria d’arte, si fermano ad osservarla, supplicando la commessa di poter entrare. Anche in questo caso il risvolto è inaspettato…
Abbiamo vinto il terzo Posto sul portale dei contest video Myvisto.

La paura da COVID19 e le restrizioni del periodo in lockdown hanno limitato il lavoro di molti. Immagino anche il tuo. In che modo hai affrontato i mesi dell’emergenza? Sei riuscita a sfruttare il tempo a tua disposizione e a concentrarti su nuove idee creative?

I mesi di emergenza di Covid19 non sono stati estenuanti come all’inizio ho creduto potessero essere (forse perché sono stati “solo” tre i mesi di chiusura). Economicamente è stato come vedersi piombare addosso la tegola di un tetto, ma ciononostante mi ritengo fortunata grazie agli affetti familiari e agli amici.
La creatività è stata di certo stimolata dalle attività “collaterali” dovute alla permanenza a casa: mi sono dedicata molto allo sport (grazie alla possibilità di poter avere sempre una avversaria: mia sorella!), all’orto; vivere in campagna in effetti offre tanti vantaggi! Questo mi ha permesso di riflettere anche con un certo distacco sul tempo che stiamo vivendo e sulle conseguenze che avrà nel mondo del lavoro, specie nel campo artistico. Avere, inaspettatamente, tanto tempo a disposizione mi ha permesso, inoltre, di lavorare con più serenità a un cortometraggio che avevo già in mente, e poi forse a un mediometraggio: chissà…

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Autore dell'articolo: Simona Merlo