Elena, colpevole di essere bella

Elena? Chi? Di Sparta? Di Troia? Colpevole! Questa la sentenza dei più.
Elena fu ed è considerata colpevole per aver abbandonato il marito Menelao e la figlia Ermione, per essere fuggita con il bel Paride verso Troia, per aver scatenato una guerra e aver provocato una serie infinita di lutti. Indifendibile! A pagarne le conseguenze maggiori fu senza dubbio la città di Troia che non soltanto venne distrutta ma, ancora oggi, quando si sente dire “Troia” non è che si pensi immediatamente alla città.

Diane Kruger impersona Elena nel film Troy (2004)
Diane Kruger impersona Elena nel film “Troy” (2004)

Anche se l’origine del termine appare incerta, sia che venga attribuita a Elena o alla femmina del maiale, sarà capitato (non a tutti è ovvio) di usarla quella parola, fosse anche per un’imprecazione e non per etichettare una donna. Il turpiloquio certo è una pratica che non si addice a tutti. Ad esempio, ho un amico che quando raggiunge il culmine dell’arrabbiatura il massimo che riesce dire è “perdindirindina”. Per fortuna è un caso raro e auspico che presto possa divenire oggetto di studi.

E va bene Elena avrebbe dovuto anteporre il bene comune a quello personale, l’amore per la figlia a quello verso un uomo. Comunque la prima domanda che mi venne in mente a scuola la prima volta in cui studiai l’Iliade fu: era proprio necessario scatenare una guerra per delle corna? E che sarà mai? Ah, già! Elena era una donna, aveva osato non solo tradire il marito e la patria ma, addirittura fuggire con il suo amante. Certo, io Menelao lo immagino nero di rabbia alla scoperta della partenza della moglie con il bel troiano, ma di sicuro, tra sé e sé, non si deve proprio essere stupito della scelta della bella Elena. Guardandosi allo specchio e di profilo deve aver pensato che forse avrebbe potuto mettersi a dieta, che tutto quel vino doveva essere stato troppo, avrebbe potuto dedicarsi alla corsa mattutina. E a voler ben riflettere non è che avesse accanto una di quelle donne che trascorrono la giornata in tuta, a fare torte e magari poco curate! Lui aveva Elena, la cui bellezza era nota in tutto il mondo greco e non solo. Certo lo splendore di questa donna era talmente smisurato da essere fuori portata persino per una dea e di certo non doveva esser vista di buon occhio. Immagino i pettegolezzi tra donne: “Si sarà rifatta, chissà chi è il chirurgo?”. Ah no, quella è la nostra società. Ogni tanto mi confondo. Noi mettiamo in discussione la bellezza, se autentica o meno, giudichiamo le modelle di Gucci (ognuno si assuma chi voglia. Anni a gridare contro i canoni di bellezza stereotipati e adesso…); critichiamo le magre, le donne con qualche chilo in più, le bionde tinte. Insomma, non ci va mai bene nulla. Al mare abbiamo persino smesso di guardare gli uomini concentrandoci sulle donne come se gli organizzatori di “Miss Italia” ci avessero insignito del ruolo di giudici.

Ma torniamo a Elena e soprattutto al suo passato. Qualcuno potrebbe dire che a scegliere Menelao come sposo sia stata lei, ma questo qualcuno si è mai chiesto qualcosa sul passato di Elena? Innanzitutto questa donna è uno dei pochi casi per cui “Pater certus est” e non “Mater”. Forse Leda o forse Nemesi o forse un’oceanina. Chissà? E sapete, invece, chi era il padre? Lui, il Supremo: Zeus! Si racconta che per avere Leda, una delle ipotetiche madri, il dio si fosse trasformato addirittura in cigno.

Ora, io avrò visto non so quante raffigurazioni di Zeus, ma la sua immagine nella mia mente rimarrà sempre quella di Pollon Combina guai: basso, robusto, tarchiato, pancia e barba (che poi amici barbuti ‘sta barba quando mangiate non mi sembra tanto comoda. Certo per alcuni è geniale. Ho rivisto dopo tanto tempo un tipo che non era bello per niente, ma con la barba aveva un suo perché. In questo caso consiglio di tenerla). Ecco, Zeus aggraziato come un cigno è un po’ difficile, così come mi suscita una strana impressione Leda che si concede al cigno, ma tant’è…

Immaginate adesso la gioia della mia amica Era alla notizia non solo del nuovo tradimento ma dell’ennesima figlia illegittima e per lo più di una bellezza ineguagliabile, il cui prezzo Elena in realtà aveva iniziato a pagarlo ben presto. Aveva appena dodici anni quando aveva sperimentato sulla propria pelle quanto l’uomo sappia essere crudele. Venne rapita e violentata da Teseo. Ricordate quello del labirinto aiutato da Arianna ad uscirne? Quello che “la gratitudine questa sconosciuta”, colpito da crisi di mezz’età, aveva pensato bene di poter prendere con la forza quella che era poco più che una bambina, l’aveva rapita e portata con sé. Io, non so voi, ma quella ragazzina impaurita la rivedo nelle tante storie che leggiamo sui giornali, nelle tante spose bambine. I due fratelli di Elena, Castore e Polluce, approfittando di un momento di assenza di Teseo, impegnato con l’amico Piritoo negli Inferi a rapire Persefone, la riportarono a casa.

Elena tornata a Sparta attese lì “l’età da marito”(mi astengo dal commentare la definizione). Era talmente bella che per averla in sposa si aprì una contesa ma si racconta che fu lei stessa a scegliere Menelao. Ora quasi tutte noi donne abbiamo almeno una volta nella vita sognato l’abito bianco ma questo in generale si accompagna a un bell’uomo e non me ne vogliano le corteggiatrici di Berlusconi o Briatore (so che bene che nel loro caso si tratta di amore) ma Elena di Zeus e Teseo doveva averne fatto il suo uomo-tipo: avanti con l’età e con la pancia. All’arrivo di Paride, bello, giovane, addominali scolpiti, ben vestito, gentile, deve essersi finalmente “ravveduta”. In realtà, qualcuno racconta che il principe troiano fosse giunto a Sparta a reclamare il suo premio perché la povera Elena ancora una volta era stata vittima delle divinità e della competizione tra donne.

La colpa della fuga con Paride quindi non sarebbe da attribuire alla povera Elena ma a Zeus che si era scordato di invitare Eris a un banchetto e lei su una mela aveva scritto “alla più bella” suscitando lo scontro tra Era, Atena e Afrodite (che a pensarci bene se Biancaneve avesse studiato un po’ di mitologia avrebbe fatto più attenzione alla mela. Anche se lei alla fine ci guadagna il bel Principe. Se poi siano vissuti realmente felici e contenti questo non è dato saperlo). Zeus, che al solito di responsabilità non è che se ne sia sempre assunte tante, decise di delegare. Stavolta, con umiltà ovviamente, i panni del Supremo ho provato a indossarli. Ricordiamo che tra le tre divinità, ad ambire il premio, c’era anche la moglie e, va bene le corna, ma se avesse scelto Era sarebbe stato di parte, se ne avesse scelto un’altra sarebbe stato in un bel casino. Zeus per evitare problemi decretò come giudice Paride. Le tre dee, che sapevano perfettamente che non esista uomo che non abbia un prezzo, fecero le loro offerte al giudice che, indovinate un po’, scelse non la più bella fra le tre dee ma Artemide che aveva promesso a sua volta a lui, sottobanco, la donna più bella. Al di là della ragione per cui Paride giunse a Sparta sta di fatto che i due si innamorarono e approfittarono della momentanea assenza di Menelao, partito per l’improvvisa morte del nonno, per dirigersi di nascosto verso Troia.

Che correre incontro a quell’amore fosse sbagliato in cuor suo Elena ne era certa. Ma la vita non è forse scegliere e sbagliare? Non ricordo di aver mai saputo di avere sbagliato nell’assumere una decisione prima ancora di averla presa. Io sono certa che questa donna qualche morsa al cuore deve averla sentita nell’abbandonare la figlia di appena nove anni. Quante volte l’immagine di Ermione deve esserle apparsa in sogno tormentandola. E quanti sensi di colpa deve aver provato nel vedere morire Ettore, poi il suo Paride, Troia bruciare. Reggere in piena guerra gli sguardi non proprio amichevoli dei troiani, di Andromaca e delle altre donne… quanto difficile deve essere stato per questa donna vittima di quella bellezza che anziché un dono era stata la sua rovina.

È sempre facile attribuire le colpe a qualcuno, cercare un responsabile; più difficile indagarne le cause, che non giustificano comportamenti o azioni tese a ledere qualcun altro ma che aiutano a comprendere, a comportarsi meno da giudici impietosi. Dimenticavo: alla fine Elena tornò a Sparta con Menelao e dalla ritrovata unione nacque un altro figlio (sul prossimo racconto stavolta non vi anticipo nulla, ma se siete stati attenti potreste intuire di chi vi parlerò…).

Daniela Balsano
(in uno scatto di Genny Ferro)

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Autore dell'articolo: Simona Merlo