Che fortuna essere stata piantata “iN-asso”!

Avete presente le frasi del tipo: “Non ti arrendere, il futuro ti riserverà qualcosa di meglio” oppure “Chiusa una porta si apre un portone”? Bene! E vi ricordate quando mi sono rifiutata di far morire Didone perché convinta che la vita possa offrire sempre molteplici occasioni? Sappiate che qualche volta accade.  Arianna, splendida principessa, era figlia del re di Creta Minosse e di Pasifae. Aveva tutte le carte in regola per essere felice: bellezza, intelligenza, ricchezza e salute. Prima ero solita menzionare solo le prime tre caratteristiche: bellezza, intelligenza e ricchezza ma un giorno un mio amico napoletano, dinanzi alle mie solite dissertazioni sull’amore, mi ha citato Troisi facendomi riflettere non poco: “Quando c’è l’amore c’è tutto”. “No, chell’è a salute”. In ogni caso sembra che nemmeno tutte e quattro insieme garantiscano la felicità e si sa che Lei o è per pochi o è una dura conquista e si riduce ad attimi (“La felicità sono attimi, signorina” diceva Totò. Questa saggezza napoletana talvolta è disarmante).

Minosse, per dimostrare che il suo regno era voluto dagli dei, chiese a Poseidone un segno e dalle acque venne fatto uscire un toro bianco, una meraviglia della natura. Il dio dei mari, dopo il prodigio, aveva chiesto al re di Creta il sacrificio del toro, ma Minosse, ritenendo orribile uccidere una tale meraviglia, aveva deciso di sacrificarne uno qualsiasi. Poseidone, egoista come tutte le divinità e poco incline al perdono e all’altruismo, meditò una vendetta assurda. Fece innamorare Pasifae del toro e dalla loro unione nacque il Minotauro: strana creatura, metà uomo e metà toro (e io che a leggere “Il sonaglio” di Camilleri avevo avuto i brividi…).

Arianna, e qui finisce la sua fortuna, era dunque anche sorella del Minotauro. Immagino i loro giochi da bambini, lei gli fa i dispetti e lui minaccia di infilzarla. La terribile creatura era anche violenta e per questo venne fatta rinchiudere in un labirinto e dal momento che si cibava solo di carne umana (i vegani e compagnia bella erano inesistenti e nessuno avrebbe manifestato) ogni anno Atene, città allora sottomessa a Creta, doveva sacrificare 7 giovani maschi e 7 femmine.

Teseo e il Minotauro, 1843 (Baltimore Museum of Art) Foto di Antoine-Louis Barye
Teseo e il Minotauro, 1843 (Baltimore Museum of Art), foto di Antoine-Louis Barye

Teseo, figlio di Egeo re di Atene, scocciato da questa situazione si recò a Creta. Prima di partire si accordò con il padre che se non ce l’avesse fatta, o peggio sarebbe morto, le vele issate delle loro navi al ritorno sarebbero state nere; in caso di vittoria, bianche. Teseo sapeva di essere forte da poter uccidere il Minotauro, ma non abbastanza astuto da uscire dal labirinto. Decise allora di usare Arianna che come (quasi) tutte le donne, quando si innamorano, diventano incapaci di ragionare e smettono di fidarsi di un nostro caro compagno di vita e di avventura: l’intuito (l’ultimo regalo che mi sono fatta a mo’ di monito è una borsa con scritto: caro intuito ti devo molte scuse!).

La cara Arianna, su consiglio di Dedalo, l’ideatore del labirinto, diede a Teseo un gomitolo di filo da spargere finché non avesse raggiunto e ucciso il Minotauro per poi riavvolgerlo per tornare indietro. Se da una parte la principessa merita un plauso per aver posto fine al sacrificio di tanti giovani, dall’altra aveva tradito la famiglia. Teseo, che non poteva certo lasciarla a Creta perché avrebbe dato l’allarme una volta resasi conto dell’inganno, decise di portare Arianna con sé fino a Nasso. E siccome care donne se un uomo dice di amarci noi ci crediamo davvero anche se non sempre è vero, Arianna, felice di avere accanto a sé l’uomo della sua vita, quello che “la gratitudine questa sconosciuta” si addormentò e lui, approfittando del sonno profondo, la lasciò “iN-asso”, fuggendo via come un codardo.

La povera Arianna, appena sveglia, cercò in lungo e in largo il suo amore, ovviamente dandosi spiegazioni del tipo “mentre dormivo sarà accaduto qualcosa di terribile e il mio Teseo ha preferito lasciarmi qui salvandomi la vita”. Finalmente, tornata in sé, sentì una vocina, (era il mio amico intuito) che le diceva: secondo me ti ha abbandonato. Arianna, disperata, iniziò a piangere e mentre era indecisa se uccidersi o meno, un po’ come nella scena di “Piccolo grande amore” in cui Raoul Bova esce dall’acqua e io rimango lì con gli occhi sgranati e conto le goccioline d’acqua che cadono giù, ecco un giovane emergere dalle onde, Dioniso. E va bene, non è Raoul Bova, ma sempre di divinità si parla! Dioniso fece di Arianna la sua sposa…

Giusto per dovere di cronaca: Teseo, oggi diremmo il karma, allora era il fato, al ritorno ad Atene si dimenticò di girare le vele provocando la morte del padre Egeo che, per il rimorso, si gettò nel mare che ancora oggi prende il suo nome. Tuttavia il suo modo di trattare le donne non sarebbe migliorato neanche con l’avanzare degli anni. Sposò, infatti, Ippolita, poi Fedra, sorella minore di Arianna (che o doveva avere lo stesso fiuto della sorella per gli stroXXX o probabilmente, conosciuta la sua sorte, sperava anche lei in un matrimonio con una divinità); inoltre fu fautore del rapimento di Elena e ancora complice di quello di Persefone.

Infine morì miseramente.

Daniela Balsano

Share and Enjoy !

0Shares
0 0

Autore dell'articolo: Simona Merlo