Lacci – Domenico Starnone

Un libro alla Sandor Marai senza la perizia di Sandor Marai, alla Nemirowski senza la potenza di scrittura della Nemirowski.

La struttura è tripartita, una prima parte epistolare, la seconda narrativa, la terza epifanica. Avrebbe dovuto essere la forza del romanzo, una specie di visione tridimensionale della realtà, ma in realtà il tutto mi sembra gestito sciattamente, i personaggi descritti superficialmente e l’intreccio privo di pàthos.

Ho avuto la sensazione che i protagonisti, tutti dal primo all’ultimo, raccontino troppo e si mostrino troppo poco. Una scrittura grezza, poco curata nello stile e nella forma, forse proprio perché mi è venuto subito agli occhi e alla mente il paragone con quell’inarrivabile mostro sacro che secondo me è Sandor Marai. A Irene Nemirowski ci ho pensato dopo, e chi lo ha letto può immaginare il perché.

Mi è rimasta la delusione di un’occasione sprecata.

 

Ariela Faso

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Autore dell'articolo: Simona Merlo