Clitennestra, bella e senza pietà

Dovremmo vivere concentrandoci su l’hic et nunc, guardando fiduciosi al futuro e voltandoci indietro di rado. Ma siamo sinceri: il passato è qualcosa da cui non puoi fuggire né liberarti; puoi cercare di non pensare a ciò che ti ha fatto male, sperare che la ferita nel cuore si cicatrizzi ma ogni tanto tornerà a farsi sentire e basterà un luogo, una canzone, gli occhi di un passante, una sagoma confusa tra la folla, un ricordo, una lacrima che asciugherai in un istante per non lasciarla vedere a chi non devi mostrare la tua debolezza. Come se l’essere deboli fosse una vergogna, come se il male arrecatoti da altri devi essere tu a cancellarlo…

E puoi anche provare a fuggire, correre via chilometri, anni luce ma il passato è lì con te e tu sai che i tuoi atteggiamenti sono determinati da quello. Di fronte agli altri devi riuscire a essere, per citare Pirandello, “Centomila”: forte dinanzi a chi ti ha fatto del male, indifferente dinanzi a chi ti ha ferito e sorridente di fronte a chi ha riso proprio delle tue lacrime.

E Clitennestra avrebbe potuto cancellare un passato fatto di dolore e condividere, come se nulla fosse, il letto con chi quel dolore lo aveva provocato? Cosa avrebbe dovuto fare dinanzi a chi le aveva ucciso l’uomo che amava, strappato via e ucciso il figlio appena nato, costringendola a diventare, a sua volta, la sua donna. La donna di un uomo che di certo mai avrebbe accennato a un pentimento e che, fregandosene del suo dolore per avere già perso un figlio, ancora una volta le avrebbe strappato un’ altra parte di sé. Sorella di Elena di Troia, Clitennestra aveva sposato Tantalo e da lui aveva avuto un figlio. Al pari della sorella era di una bellezza unica, mista a una tale consapevolezza di sé e del proprio fascino da riuscire a piegare chiunque alla sua volontà (in particolare gli uomini).

Agamennone, il cui rispetto per la vita altrui è noto ai più, era sempre stato molto determinato, pronto a tutto pur di avere ciò che voleva. Aveva ucciso Tantalo e il figlio appena nato e costretto Clitennestra a sposarlo. Certo io al posto suo, consapevole di essere l’omicida del marito e del figlio della donna con cui condivido il letto, non avrei dormito proprio sonni tranquilli accanto a lei. Gli uomini, talvolta, non si soffermano molto a riflettere sulle potenzialità delle donne, ne sottovalutano anche l’intelligenza; dovrebbero ricordarsi, in realtà, che così come le donne sanno fingere a letto riescono molto bene anche in altre circostanza. Ovviamente la finzione a letto da loro non è nemmeno ipotizzabile, sai che crolli di autostima altrimenti?! Quanto lavoro per gli psicoterapeutici.

Foto tratta da "Clitennestra" di Vincenzo Pirrotta andata in scena a Torino nel 2016
Foto tratta da “Clitennestra” di Vincenzo Pirrotta, andata in scena a Torino nel 2016.

Cosa avrebbe dovuto fare, Clitennestra, povera ragazza? Amarlo? E certo chi non amerebbe l’assassino del proprio figlio. E poi qualunque donna dopo essere rimasta vedova sceglierebbe un uomo come Agamennone, bello, romantico, tenero, sensibile, affascinante, pronto a punire i torti subiti da altri, al punto che per difendere il fratello cornuto aveva incitato alla guerra. D’altronde, si sa, la famiglia è famiglia.

E della devozione nei confronti delle divinità di Agamennone ne vogliamo parlare? Perché non sacrificare ad Artemide uno dei quattro figli avuti da Clitennestra? D’altronde se aveva retto alla morte di uno e lo aveva premiato col matrimonio cosa aspettarsi se ne avesse ucciso un’altra? Era così bella e innamorata… come avrebbe potuto meditare la vendetta? No! A quella non avrebbe mai pensato! Ne era certo il dolce Agamennone. Le corna? Mai! Impossibile tradire un uomo di siffatta specie…

Di certo il modello di donna di Clitennestra non doveva essere Penelope e poi Agamennone non era Ulisse. Si era dimenticato che Elena e Clitennestra erano sorelle e che il tradimento era contemplato in quella famiglia. Durante quei dieci anni senza il marito, Egisto le era apparso come un’ancora di salvezza, era rimasto al suo fianco, non soltanto a letto ma soprattutto a meditare vendetta.
Forse Agamennone, a conclusione della guerra, avrebbe dovuto chiedere passaggio per il ritorno a Ulisse, almeno sarebbe rimasto vivo altri 10 anni e, invece, il genio non soltanto ritorna in patria ma ancor peggio con un’altra donna, la povera Cassandra, pensando che Clitennestra lo avrebbe accolto a braccia aperte. E infatti… lì, tra quelle braccia, trovò la morte ad accoglierlo per mano della stessa donna cui aveva strappato per ben due volte ciò che di più caro e prezioso le possa appartenere.

Nel mondo greco, spesso la violenza genera altra violenza, la vendetta appare inevitabile e il perdono difficilmente conduce alla pace. Se Clitennestra non può essere assolta e resta, comunque, un’assassina perché la violenza non giustifica mai la violenza, si può, però, considerarla, a sua volta, vittima di un passato fatto di violenza e di dolore, perché nessuno può alzarsi e fingere che ciò che ti ha ferito ieri, oggi non ti farà più male, che la fiducia fatta a pezzi il giorno prima, il giorno dopo si ricomporrà come se nulla fosse. Perché se con il tempo il dolore può lenirsi i segni lasciati addosso rimangono indelebili.

Daniela Balsano

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Autore dell'articolo: Simona Merlo