Teoria delle ombre – Paolo Maurensig

Ancora una volta sono gli scacchi a fare da sfondo a un romanzo affascinante ed elegante, in cui Lisbona è il punto di partenza da cui si dipanano le vicende postbelliche di un’intera Europa che si ridefinisce, tra le luci del processo di Norimberga e le ombre della guerra fredda. Ed è proprio il processo di Norimberga il fulcro intorno al quale ruotano tutti gli interrogativi di cui la narrazione si nutre.

Con il suo stile limpidissimo, l’autore traccia il ritratto di un personaggio controverso e geniale, ne ripercorre gli ultimi giorni di vita nel tentativo di fare chiarezza sulle cause della sua morte, a metà strada tra realtà ed invenzione. Il passato pesa come un macigno sull’anima e sul corpo di quest’uomo burbero e solitario, che ha dedicato la propria vita a un’unica passione, sottomettendole le regole della morale e della compassione umana. Il passato che ritorna, il presente che sfugge, il futuro segnato.
Il campione fa ciò che ha sempre fatto, l’unica cosa che sa fare: lotta contro forze più grandi di lui e quasi sempre ne esce vincitore, ma a carissimo prezzo.

Lo spunto di cronaca nera non limita le capacità introspettive e narrative di un autore che non si occupa di cronaca giornalistica né è interessato agli intrecci noir, elementi che pur coesistono blandamente in quest’opera che, più che alla soluzione di un enigma, è rivolta all’indagine psicologica, all’approfondimento delle caratteristiche umane, all’umana tragedia.

Ariela Faso

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Autore dell'articolo: Simona Merlo