#Migirano perché…

Ebbene sì, lo confesso: secondo me la Giornata internazionale dei diritti delle persone con #disabilità non dovrebbe esistere.
A cosa serve celebrarci – l’uso del plurale include tutte noi persone disabili – se poi tanto la #discriminazione di cui siamo vittime in ogni ambito dell’esistenza non riesce a essere efficacemente contrastata ed eliminata? È un disability washing, un riempirsi la bocca di belle parole ma vuote perché non vengono mai (o quasi) effettivamente tradotte in azioni concrete.

Vista in quest’ottica un’utilità il 3 dicembre ce l’ha: contribuisce a ripulire le coscienze di quanti si ritengono “abili” e rientra in tutte quelle strategie di promozione del politically correct che spesso e troppo volentieri vengono usate quando si parla di disabilità.

Ritengo che non serva a nulla un “giorno speciale” a noi dedicato se questo significa dimenticarci nei restanti 364! 😠

In questa giornata tutti sembrano ossessionati dal voler raccontare una storia di disperazione, di speranza, di tenacia. Mai qualcuno che ci chiede di vita, desideri, progetti, gioie o battaglie. Come se la vita di un disabile fosse solo una richiesta di cura e assistenza, invece che la richiesta e la necessità di godere di una piena cittadinanza, della fruizione di diritti tutti, di costruzione di percorsi di libertà, di autonomia, di conquista dei propri desideri. È come quando fai una foto, ma è fuori fuoco.

Ripensare, riscrivere il concetto di disabilità comporta una vera e propria rivoluzione culturale. Una società accessibile non è quella che ci monta una rampa per accedere in un luogo dove nulla ci è permesso, dove non possiamo interagire, dove non ci vengono forniti gli strumenti necessari per comprendere, per fruirne e farne parte anche attivamente; una società accessibile è quella dove anche noi possiamo scegliere chi essere e diventare.
Cambiare il paradigma con cui affrontiamo la disabilità, modellare il mondo a seconda dei bisogni specifici: permettere di aspirare alla libertà, alla felicità, alla vita adulta, all’autodeterminazione.
E allora è inutile riempirsi la bocca con queste giornate mondiali se non si capisce che grande rivoluzione c’è da fare, se non si esce dalla retorica pietosa.

Costruire comunità, costruire collettività, alleggerire le famiglie che affrontano questa vita : solo quella è l’inclusione possibile che possa permettere pieno godimento dei propri diritti. Che son di tutti sapete, anche di chi non ha facilità a esprimerlo, o lo fa a modo suo, o proprio non lo fa.

Una società che permette a tutti di esserci, indipendentemente dalle loro condizioni e non qualora le condizioni lo consentano: che sappia creare gli strumenti e i percorsi adatti affinché questo avvenga.

Elena Casi

#giornatamondialedelladisabilità #migiranoperche #CasiQuotidiani

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Autore dell'articolo: Simona Merlo