Su Italo Svevo – Parte #3

In “Una vita “ e “Senilità”, Svevo investiga gli autoinganni di cui i protagonisti si servono per affermare le loro pulsioni inconsce.

In Una vita si descrive la vicenda dell’intellettuale piccolo-borghese che si sente diverso dall’umanità meschina che lo circonda: lui che sa il latino, costretto, per vivere, a fare il copista in una banca, sogna il riscatto sociale attraverso la letteratura. La sua frustrazione lo convince a tentare la scalata sociale seducendo la figlia del padrone della banca presso cui lavora, ma egli è un inetto stretto nelle maglie della sua inutile ideologia, incapace di agire; non gli resta dunque che il suicidio con il quale, in realtà, Svevo intende dare il congedo definitivo alla funzione ideologica dell’intellettuale che si oppone velleitariamente all’ordine esistente.

Silvestre Santiago, street artist spagnolo, in arte Pejac (particolare di un suo murales, Tokyo)

In Senilità, infatti, ogni velleità è venuta meno: il protagonista ha ormai accettato la normalità borghese pur essendo anch’egli un letterato. Vive una vita griglia, monotona, fino a quando non incontra Angiolina, una “figlia del popolo”. Se Emilio osasse mettere in discussione la sua normalità per obbedire alle pulsioni vitali riuscirebbe a riscattarsi da una vita senza slanci, ma egli è troppo borghese, troppo “senile” per farlo.

La senilità è per Svevo, come per Freud, paragonabile alla rigidità di un paesaggio lunare, a un gelo interiore. Egli vorrebbe possedere Angiolina solo per gustare un’avventura breve e facile mentre la serietà della sua passione gli imporrebbe di vivere quel sentimento a piene mani. Alla fine le sue contraddizioni, la sua meschinità, la sua incapacità di amare lo allontanano definitivamente da lei.

Dopo il dolore dell’abbandono, Emilio si riappropria però della tranquillità, e questa “normalità” da cui di nuovo si lascerà cullare finirà per colmare il vuoto lasciato da Angiolina: “rinacque in lui l’affetto alla tranquillità, alla sicurezza, e la cura di se stesso gli tolse ogni altro desiderio”.

La tranquillità borghese coincide con la fine del desiderio ma il desiderio è troppo tenace per essere soffocato in modo definitivo ed Emilio, anni dopo, farà di Angiolina la personificazione del desiderio.

Luperini: “Se ne può dedurre che la vita è invincibile anche in chi soffre di senilità”.

Carla Bardelli

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Autore dell'articolo: Simona Merlo