Cosa resterà…

Letizia Lusini, scrittrice di racconti e autobiografie, ritorna con le sue riflessioni sul blog Casiquotidiani. Dopo “Confine” e dopo il suo intervento da Monteroni d’Arbia (SI) per la rubrica #Covid19 – Diari dal mondo, Letizia scrive sul dopo pandemia: “C’è un nuovo tutto da rifare che ci aspetta allo scoppio della bolla…”.

Ha all’attivo sette libri: “Con gli occhi di cittina”, ilmiolibro 2012 (tra i primi dieci finalisti del Premio “Scrittore toscano dell’anno 2013” istituito dalla Regione Toscana); “Crema con le nuvole”, Ouverture Ed. 2014; “Il banco di Fortunella”, Betti Ed. 2017, (terza al “Premio Nazionale Città di Siena” nel 2016); “Minimo una notte”, Streetlib 2017; “Quello che mi raccontarono della guerra”, Streetlib 2018 (Premio di Giuria nel Concorso Letterario “Città di Murex” Firenze 2018); “La mia vita fiorisce nonostante tutto”, Streetlib 2019; “Stamo a cocci”, Streetlib 2020.
Alcuni suoi racconti, tra l’altro presenti sul blog, sono stati oggetto di lettura e spunto per trattare temi sociali sui programmi radio “Pascal”Radiodue e “Voisietequi”Radio24, diffusi a livello nazionale.

Letizia Lusini

Poco o niente sarà come prima della pandemia. Mi sembrava una frase fatta, buttata là con poca cura da qualche giornalista demotivato tanto per fare un titolo. Ma è così. Infilati da un anno in una bolla su cui è stato detto di tutto, descrivendola come un colossale bluff o una prigione inevitabile, o tutti e due insieme, le nostre vite si sono adattate, striminzendosi, annacquandosi, gonfiandosi di paura, talvolta infiammandosi di una strana rabbia che si autodivorava.

“Stamo a cocci” scrissi tra febbraio e aprile dello scorso anno, quel 2020 bisestile da corna e scongiuri, ma rileggendo le sue pagine provo quasi un rimpianto per quella forza, quella vitalità, che sgorgavano senza sforzo dalla mia vita chiamata improvvisamente a resistere, e di cui le mie parole si nutrivano. Far uscire ora dal profondo di noi forza e vitalità non è una passeggiata, è semmai un allenamento continuo e spolpante, tutti i giorni in una palestra di attrezzi per lo più usurati che chiedono manutenzione continua, come i nostri arti delubrificati.

Ora ogni giorno quei “cocci” vanno presi e riattaccati, spesso alla bell’e meglio, con il desiderio dell’uscita definitiva dalla bolla; che insaliva la bocca come un dolce o un amante proibiti da tempo, senza sapere il perché del divieto. E i progetti iniziati in quell’inizio del 2020, sono caduti rovinosamente, dopo averli visti passare senza più possibilità di presa, come le rondini per un gatto alla finestra.

So che oltre alla palestra giornaliera bisogna ricominciare a progettare, creare, rinnovare. In altre direzioni, verso altre linee da definire, aggiustando il tiro, guardando lontano ma non troppo. Il tempo è ora. C’è un nuovo tutto da rifare che ci aspetta allo scoppio della bolla, trovarci impreparati sarebbe da “bischeri”.

Letizia Lusini

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Autore dell'articolo: Simona Merlo