“Amunì!” leggete l’intervista dedicata a SicilianSays

Da quando la nostra piccola redazione vi ha scoperto su Instagram non vi molla: siamo diventate “siciliansays” dipendenti! Ma chi c’è dietro questo progetto così stimolante e divertente? e quali obiettivi si pone?
Dietro a siciliansays ci sono Carol e Giacomo, una ragazza sarda di 26 anni e un ragazzo siciliano di 28 anni. Carol, ormai siciliana d’adozione a tutti gli effetti, cura la parte visual del progetto, andando ogni giorno alla ricerca di nuovi scorci e bellezze da farvi scoprire, mentre io, Giacomo, mi occupo della ricerca linguistica, della selezione dei materiali e della creazione dei contenuti veri e propri. Il progetto siciliansays nasce per aiutare i non siciliani a comprendere il siciliano e per permettere ai siciliani di mantenere vivo il legame con la propria lingua. Lo scopo intrinseco del progetto è quello di valorizzare la Sicilia come isola piena di ricchezze e diversità, puntando sull’aspetto linguistico e contribuendo a far conoscere a più gente possibile una lingua che è frutto di culture diverse e più viva che mai.

Vi va di raccontare per i lettori di Casiquotidiani la scoperta linguistica più “curiosa” che avete fatto in questi anni?
Io stesso nel portare avanti il progetto mi sono imbattuto in scoperte linguistiche straordinarie. La Sicilia è grande e non è difficile pensare a quanto diverse possano essere le espressioni siciliane passando da un capo all’altro. Ad esempio, ricordo che già ai tempi del liceo ci scontravamo tra compagni di classe perché a Castelvetrano, in provincia di Trapani, chiamiamo “ravioli” il formato di pasta, mentre i compagni dei comuni limitrofi indicavano con “raviolI” le “cassatelle”. Ma la cosa più incredibile – e divertente – è un’altra. Prendiamo l’aggettivo “pacchione”. Nel catanese si usa indicare con questo aggettivo una ragazza particolarmente bella e di aspetto assai gradevole. Avete mai provato a dire la stessa cosa a una persona palermitana? Mi auguro di no, perché a Palermo il “pacchione” è una persona non certo magra, anzi. Spesso, quindi, il siciliano vuol dire tutto e il contrario di tutto. Se non è incredibile questo….

La Sicilia è talmente grande che raccogliere e rendere fruibile ai “non siciliani” le numerose sfumature linguistiche presenti sul territorio diventa una vera e propria sfida. Come ci riuscite? Avete un metodo particolare?
Ecco, per l’appunto. Spesso e volentieri pubblichiamo i cosiddetti “post a carosello” quando riscontriamo delle differenze evidenti e sostanziali, sia di trascrizione che di significato. Nel fare questo ci avvaliamo della collaborazione degli utenti, nonché dei tanti amici che negli anni dell’università – tra Parma e Venezia – ho raccolto nelle diverse zone della Sicilia.

Il pubblico che vi segue, ed è davvero numeroso, interagisce di più con la parte visual legata a “scorci da scoprire” mandandovi magari nuove foto o immagini uniche o, invece, vi propone parole e “concetti dialettali” intrecciati al proprio vissuto?
Entrambe le opzioni sono corrette. In un primo momento l’interazione con la parte fotografica era molto bassa, mentre nell’ultimo periodo abbiamo notato un miglioramento da questo punto di vista. Riceviamo tantissime foto ogni giorno perché la voglia di essere pubblicati chiaramente è tanta. A tal proposito, se mi permetti, ne approfitto per ricordare che utilizzare l’hashtag #siciliansays è il modo migliore per farlo. Sono tantissimi, poi, coloro che ci mandano suggerimenti che riguardano frasi, proverbi o espressioni che ricordano dai propri nonni, dagli zii o in generale alla prima occasione in cui capita di ritrovarsi. Anzi adesso abbiamo la possibilità di raccoglierli meglio grazie alla sezione ad hoc che abbiamo inserito sul nostro sito.

Avete in mente nuovi progetti per il prossimo futuro? E in che modo questo anno sospeso a causa del Covid ha influenzato (se lo ha fatto naturalmente) il vostro percorso?
Di recente, in occasione del secondo anniversario di siciliansays, abbiamo lanciato il nostro sito, sul quale è presente sia una sezione dedicata agli approfondimenti e alle curiosità sia un piccolo shop online, che noi abbiamo voluto chiamare “putìa” come omaggio alla sicilianità. Mi piace immaginare il 2020 come l’anno in cui abbiamo messo tutto a maggese: abbiamo lasciato riposare la terra dopo aver piantato tanti semini e adesso sentiamo che è giunto il momento di raccogliere i fiori e i frutti che stanno germogliando.

Simona Merlo

Autore dell'articolo: Simona Merlo