Un giro in barca tra le isole siciliane

A Bigger Splash di Luca Guadagnino, 2015 fa parte della sua “Trilogia del Desiderio”, tra Io sono l’amore del 2009 e Chiamami col tuo nome del 2017. Meno conosciuto, considerato il minore dei tre, è stato osannato dalla critica cinematografica internazionale e criticato da quella italiana. Come spesso è successo a Guadagnino, un regista che non appartiene a nessun clan e che ha uno stile molto personale. Ma il suo cinema elegante, aristocratico, folto di simbolismi criptici, incastonato spesso in contesti paesaggistici di grande bellezza, ha un fascino indiscusso e godibile.

Nel tentativo di riportare in scena La piscina di Jacques Deray, il regista si è spostato dalla Costa Azzurra degli anni ’60 a una Pantelleria ventosa e lussureggiante dei giorni nostri, che accoglie la storia con una sorta di voluttà materica. Ispirandosi poi, anche per il titolo del film, al dipinto omonimo di David Hockney del 1967, fa della piscina di uno dei dammusi di Villa Borgia una vera metafora dei rapporti umani stretti, dove il Bigger Splash è la spinta dei sentimenti senza controllo.

L’acqua è l’elemento primario del film. Quella del mare di Pantelleria che accarezza i corpi che vi si amano allacciati, del lago di Venere che attrae la sirena Pen e Paul, navigante inquieto, l’acqua che serve a inghiottire la pillola di Marianne, cantante fattasi muta con il tempo. C’è sapore di tragedia greca, con i protagonisti adulti dei e dee sofferenti, invalidati nel corpo e nell’anima da una vita voltata alla ricerca del piacere a discapito di responsabilità e schiettezza. Bisognosi di consolazioni sempre, con la paura della vita e la ricerca della morte in gesti fatti abitudine.

In mezzo a loro si erge nitida, volitiva, ammaliante, Penelope, “Pen”, una diciassettenne che si finge più grande e che è la vera tessitrice della storia; la cui sorprendente abilità sta proprio nella fermezza di fronte agli avvenimenti tumultuosi che lei ha in qualche modo scatenato, come lo scirocco che precede “il secco” nell’isola. Pen sa aspettare paziente; il destino, aiutato dalle sue trame, la aiuterà nel gioco.

In questo film Guadagnino non segue la versione patinata, glamour di personaggi, ambientazioni, oggetti come nel precedente Io sono l’amore. I quattro sono personaggi per lo più antipatici, a tratti repulsivi, sgradevoli, e si muovono tutti tra realismo e quotidianità, senza alcuna platonicità in amore e desideri. Pantelleria non appare soltanto l’isola dorata dei ricchi, ma ha l’aria corrosa e ambigua, sbrecciata e polverosa, strumentale alla descrizione di sentimenti e atmosfera. Fatta di soli vento, polvere, sale, diventa allarmante e minacciosa.

A Bigger Splash di David Hockney (particolare)

Quattro grandi attori coinvolti in questa storia di amore tormentato: Tilda Swinton, icona androgina e amica di Guadagnino nelle vesti di Marianne; Matthias Shoenaerts, Paul; Ralph Fiennes, Harry; Dakota Johnson, Penelope. Ci sono anche Aurore Clement, claudicante nella parte di Mireille, amica storica di Harry; e Corrado Guzzanti, maresciallo dei carabinieri. Alla cui “comparsata” finale grottesca e all’inevitabile virata secca dal dramma alla farsa, è imputato il giudizio negativo di molta critica nostrana. Insieme al debole accenno che Guadagnino fa della presenza di migranti naufraghi sull’isola, seppure li riprenda per alcuni secondi ingabbiati di fronte alla Caserma dei Carabinieri. Accuse a cui rispose a suo tempo “che è solo nell’imperfezione della storia che si raccontano le verità”. Come non dargli ragione?

Alcune curiosità.
1) Tilda Swinton, inizialmente restia a prendere parte al film trovandosi in lutto per la perdita della madre, accettò tuttavia la parte di Marianne, proponendo però al regista che il suo personaggio apparisse muto, in modo da non perdere il raccoglimento silenzioso necessario per superare quel suo momento tragico.
2) Il regista scelse di soggiornare per un mese con tutta la troupe sull’isola prima delle riprese, per facilitare l’amalgama di attori, personaggi, oggetti, vita quotidiana. Alla fine di questa sorta di ritiro propedeutico, soltanto Shoenaerts dichiarò di essersi sentito imbarazzato e fuori posto; gli altri invece che sarebbero voluti restare lì per sempre.
3) Guadagnino appare per pochi secondi nella scena in cui Harry ricorda il suo primo incontro con Paul in sala d’incisione.

Altro elemento soggiogante e simbolico in A Bigger Splash è la musica. Si va indietro nel tempo, come in Chiamami col tuo nome. Qui soprattutto con la musica rock anni ’60. E si passa da Emotional rescue degli Stones (in un’indimenticabile danza del demoniaco Fiennes nel soggiorno zeppo di vinili d’epoca con la sua nostalgia a tutto tondo), a Jump into the fire di Harry Nilssonn, da Black Silk Stocking dei Krisma ai Popol Vuh. Il Falstaff di Verdi irrompe poi con i suoi tuoni e fulmini. Ed Elena Bucci nelle vesti di Clara, colf isolana, improvvisa un Bella ciao mentre lava i pavimenti.

Guadagnino, coadiuvato da David Kajganich alla sceneggiatura e Maria Djurkovic per la scenografia, fa passare un velo di vetustà e decadenza su tutto, corpi, oggetti, musica: l’inesorabilità del passare del tempo scorre veloce e sostituisce, rinnova, impietosa ma vitale.

PREMI – Migliore colonna sonora alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. 1° Premio al “The Most Innovative Budget”. Candidatura al Leone d’Oro. Numerose altre candidature.
TRAMA – Pantelleria, estate. La pop star internazionale Marianne Lane si trova in vacanza a Pantelleria, dopo un intervento alle corde vocali, con l’attuale compagno Paul, fotografo. Tutto sembra scorrere perfetto in un contesto di grande bellezza, quando arriva inaspettatamente da New York Harry, produttore discografico, con cui la cantante ha avuto una relazione, e Penelope, sua figlia.
In un esempio sublime di cinema visivo Guadagnino dichiara il suo amore per Pantelleria, che qui esplode con tutta la avvenenza abbagliante. L’sola ci appare un sogno immerso nel Mediterraneo dai grandi contrasti: accogliente con le sue acque calde termali, le piante ombrose, i vini dolci e aromatici, i freschi dammusi (le tipiche case di Pantelleria, con la struttura arabeggiante in pietra) e nello stesso tempo impervia e ruvida, con i muri a secco, le rocce vulcaniche che sembrano nascondere segreti e malie, i venti capricciosi che la sferzano incessantemente. La sua, infatti, è natura selvaggia controllata quotidianamente dai venti (“domani arriverà lo scirocco” dice Harry agli altri tre a cena “oggi sfruttiamo al meglio questa giornata”). La location principale del film è Villa Borgia a Rekhale, con i suoi sei dammusi; quello denominato Dammuso Grande ospitò la quasi totalità delle riprese. In un’intervista alla proprietaria, Rosa Borgia Collice, questa raccontò alcuni aneddoti delle riprese. Ad esempio che Fiennes provava spesso la scena della danza al ritmo di Emotional rescue sul tetto del dammuso; che molti oggetti della sua camera furono utilizzati per arredare quelle dei protagonisti; infine che, una volta finite le riprese, lei decise di tenere le mattonelle che erano state poste nella piscina a uso del set.

A questo punto un tour cinematografico tra le isole siciliane è d’obbligo! Partiamo dalle Eolie per poi proseguire per Ustica, scendiamo alle Egadi, quindi a Pantelleria, per finire il nostro tour a Linosa e Lampedusa.
ISOLE EOLIE – Nel 1993 Nanni Moretti vi arrivò con la troupe di Caro diario, facendo una peregrinazione tra tutte le isole dell’arcipelago, descrivendole ad una ad una. Così fece pure Giovanna Taviani nel 2011, per il docufilm Fughe e approdi, seguendo le orme di padre e zio che vi avevano girato Kaos nel 1983.
STROMBOLI – Stromboli terra di Dio di Roberto Rossellini, 1949; Isole di fuoco di Vittorio De Seta, 1954; Ginostra di Manuel Pradal, 2002.
VULCANO – Vulcano di William Dieterle, 1950; Isole di fuoco di Vittorio De Seta, 1954.
SALINA – Il postino di Michael Redford, 1994 (villaggio di Pollara); Caro diario di Nanni Moretti, 1993 (spiaggia di Punta Lingua).
LIPARI – Kaos di Paolo e Antonio Taviani, 1983 (cave di pomice di Portocello).
PANAREA – L’avventura di Michelangelo Antonioni, 1960 (sull’isolotto disabitato di Lisca Bianca); Panarea di Castellano e Pipolo, 1997.
USTICA – Iris di Aurelio Grimaldi, 2000.
ISOLE EGADI
FAVIGNANA – Il Commissario Lo Gatto di Dino Risi, 1986; L’isola di Costanza Quatriglio, 2003; Viola di mare di Donatella Maiorca, 2013; C’è sempre un perché di Luca Baldi, 2013.
PANTELLERIA – A Bigger Splash di Luca Guadagnino, 2015 (Dammuso Grande di Villa Borgia, Lago di Venere, ecc.).
LEVANZO – 7 giorni di Rolando Colla, 2017.
LAMPEDUSA – Respiro di Emanuele Criarese, 2002; Fuocoammare di Gianfranco Rosi, 2016; Nour di Maurizio Zuccaro, 2019 (ispirato alla figura di Pietro Bartolo).
LINOSA – Terraferma di Emanuele Criarese, 2011.

Letizia Lusini

Autore dell'articolo: Simona Merlo