Questa non è una fotografia

#INVERSI è un trittico composto da una sola immagine reale, rielaborata in seconda fase attraverso un capovolgimento e da una “negativizzazione” che conclude a seconda del senso di lettura…

Il 15 maggio scorso si è tenuta la premiazione della V edizione del concorso di fotografia concettuale organizzato dall’associazione culturale senese Fotograficamente il cui tema, per me, parlava chiaro sin dall’inizio: REALTÁ o IRREALTÁ ed io non riuscivo a staccarmi dalla realtà perché ogni idea fotografica che avevo era strettamente legata a qualcosa di tangibile, visibile e quindi reale.

Ma l’irrealtà è davvero qualcosa che non esiste? O esiste grazie alla realtà e alla capacità di andare oltre il percettivamente visibile che è comunque un visibile condizionato dalla nostra cultura sociale-animale?
Il periodo storico che stiamo vivendo ci ha legati ancora di più ai nostri “non sempre amici” telefonini, grazie ai quali produciamo e vediamo un quantitativo spropositato di immagini (reali?); conosciamo ogni giorno situazioni vicine e lontanissime, impariamo; facciamo domande, ci danno risposte.

C’è uno spazio infinito di luoghi visitabili che, a dirla tutta, non basterebbe una vita per vederli…
Acquistiamo e vendiamo grazie a Internet.
Studiamo a distanza e, a fine giornata, ci facciamo un bel giro al museo seduti sul divano.
Insomma, ogni desiderio diventa inspiegabilmente e immediatamente realizzabile, concreto e reale. Quindi dov’è questa “Irrealtà”?

Fotograficamente parlando, i telefonini galvanizzano e poi realizzano l’IDEA che abbiamo di noi stessi: selfie di volti brillanti, lucidi o satinati, spazzolati e privi di imperfezioni; paesaggi nitidi e precisi, campi e monumenti grandangolari vertiginosi. Straordinari devo dire! Il cellulare ci consente di raggiungere qualsiasi obiettivo fotografico, senza fatica: pensa a tutto lui, anche a farci ottenere risultati eccellenti! Il TOP!

Una sera, io e la mia amica Enza parlavamo di aneddoti vissuti in prima persona con i pipistrelli e della percezione capovolta della realtà che questi animali hanno in alcuni momenti della loro giornata (la natura gli ha permesso di avere una doppia visione del mondo circostante).
Enza mi mostra un pipistrello fotografato all’interno di una grotta: lo vedo, è lì sullo schermo del suo cellulare. Fotografo quello schermo o fotografo il volatile? Guardo e penso. Prendo il telefono, lo capovolgo e il volatile è magicamente in piedi su un muretto bianco. Non fotografo, capovolgerò l’immagine digitalmente.

“Cosa voglio dire?”, mi chiedo. “Non lo so ancora”.
L’unica irrealtà che possiamo conoscere forse è quella che non conosceremo mai. L’idea di aver visto davvero un pipistrello in una grotta capovolto per natura perché forse dormiva non è reale, è solo una mia idea irreale generata dalla realtà vissuta da un’amica – a meno che ovviamente non siamo disposti ad andare in quella grotta e sperare di avere fortuna e fotografare anche noi un pipistrello che dorme “capovolto”.

La terza immagine non è altro che il “negativo” della prima: un negativo digitale, però, che di fatto NON ESISTE. Il negativo di una fotografia esiste solo fotografando in analogico: per questo non esiste sebbene oggi possa essere riprodotta “digitalmente” la copia conforme del negativo invertendo il nero con il bianco. Quest’ultima fase è stata per me l’irrealtà; ecco perché la mia non è una fotografia bensì un elaborato foto/grafico.

Il titolo #INVERSI nasce da un gioco di parole e significanti; è un concetto puramente astratto ma oggettivamente verificabile. All’inizio di questa brutta storia pandemica il primo accusato fu proprio un pipistrello e da quel momento essere negativi è “davvero positivo”. Se quella sera Enza ed io avessimo parlato dell’amore sarebbe nata forse un’altra storia…

“Realtà” e “Irrealtà” credo siano unite da sempre ed è solo nostra la necessità di separarle di continuo per questioni “puramente razionali”, ma del resto fa parte della nostra straordinaria natura. Come bianco e nero: inseparabili, opposti e in continua ricerca di equilibrio tra armonia e caos.

P.S. Sono felice del premio ricevuto (a seguire la motivazione del Premio Speciale) e, del fatto, che i lavori di altre due fotografe hanno catturato l’attenzione degli organizzatori e sono stati infine premiati, a ragion veduta, dalla Giuria. Un’emozione non da poco.

Claudia

Autore dell'articolo: Simona Merlo