Le sorelle Macaluso

“Una famiglia in movimento che entra ed esce dal buio”. Emma Dante

Me lo sono ritrovato sul piccolo schermo del cellulare, in una pagina FB di cinema che seguo, tra le candidature ai Nastri d’Argento 2021, evento che si terrà il 22 giugno prossimo. Guardarlo è diventato un passo obbligato, dopo che lo avevo segnato nella lista dei film che mi accendono. Qui c’è il nome di Emma Dante, regista prevalentemente teatrale di indiscusse bravura e originalità, di cui ho visto soltanto l’altro suo lungometraggio – “Via Rosalba Carriera” – film insito, intelligente, attraente, con la regista anche protagonista.

“Le sorelle Macaluso” mi ha risucchiata nella sua bellezza. Crudo e crudele, mi ha tenuta in ostaggio fino alla fine, fino a sentire dentro di me una sensazione di disagio, un senso di rapimento. La storia sembra scritta sui corpi delle protagoniste, le cinque sorelle ritratte nei tre periodi cruciali della vita: infanzia, età adulta, vecchiaia. Nelle ultime due c’è il costante ritorno al passato, che è poi un presente sempre uguale, con i dolori che si sommano ai precedenti, e che noi spettatori vorremmo invece sottrarre (tanto è efficace e accettato l’invito al coinvolgimento).

Ci sono i ritorni “a casa” di alcune di loro, una casa che invece altre non hanno mai abbandonata convivendo con fantasmi e ricordi, e di cui tutte sono bulimiche divoratrici.

La casa è infatti un altro corpo aggiunto, in cui si intrecciano la dimensione personale e impersonale del tempo, la violenza familiare, l’elaborazione del lutto, venuto quest’ultimo a bloccare la comunicazione della sorelle nel primo periodo che ci viene aperto alla visione.

A tale proposito, Emma Dante ha detto: “La casa è un corpo umano, ha un’anatomia molto precisa che si modifica con il tempo e lo racconta. È un film in tre movimenti, come una sinfonia, e i colombi che appaiono in diversi momenti sono dei veri intermezzi”.

È un cinema vero quello della regista e qui, i dolori dell’essere umano che possono logorante dentro e fuori, trafiggono noi e le protagoniste, anche se guardati da un buco scavato in una parete della casa. Che è vecchia, dai colori smorti, sbiaditi da vitalità arrese, da disperazione malcelata. La vita e i suoi accadimenti seppelliscono illusioni, piccoli e grandi sogni. Non del tutto però, rimane sempre un oggetto (giochi, rossetti, i piatti buoni), un buco nel muro, una musica, una canzone.

TRAMA – Le cinque sorelle Macaluso vivono sole in una grande casa alla periferia di Palermo da dove si vede il mare; allevando colombi che affittano per i matrimoni. Hanno vitalità, sogni, desideri. Il tempo che passa attraverso le loro età e gli avvenimenti prosciuga inevitabilmente i rapporti. Con grandi attrici e pochi mezzi, Emma Dante ha dato il via con questo film a una pirotecnica di immagini, suggestioni, movimenti continui che si susseguono senza fine. Dalle prime scene d’impronta teatrale, l’elemento che colpisce maggiormente è la musica. Quelle nove note che martellano tristi, presenti nelle colonne sonore di altri film, Lere Gymnopedie di Erik Satie, sono più di un accompagnamento: “è” un quadro, come lo sono altri pezzi musicali; è una scena di teatro. Si pensi a Inverno di De André interpretata da Battiato, quadro di sogno bianco e di luce, con i colombi che volano fuori casa. C’è Gerardina Trovato e il suo Sognare sognare anni ’90, Cu ti lu dissi di Rosa Balestrieri, Every sunrise still, Gianna Nannini con Meravigliosa creatura. C’è stata una selezione meticolosa dei brani musicali, ma la regista a tal proposito, durante un’intervista, ha detto: “Nelle parole delle canzoni c’è una parte della sceneggiatura”.

Quindi, film con la struttura della sinfonia, colombi come intermezzi, e infine canzoni come canovaccio di sceneggiatura: la Musica è la grande invitata al tavolo di questo film. Ed è l’elemento più salvifico a contrastare e lenire i danni di quel Tempo che fa da padrone, cieco e distruttivo. Che sporca la scenografia, spazza il Sogno, che fragile, penzola alla parete come un pupo o siede abbandonato su una sedia come un vecchio Pinocchio di pezza, mentre il candore abbagliante dei colombi sembra fare loro festa, inconsapevole della tragicità della vita.

Emma Dante ha chiamato a raccolta una squadra di eccellenze artistiche quasi tutte al femminile. L’hanno affiancata nella sceneggiatura Elena Stancanelli e Giorgio Vasta, quest’ultimo anche in “Via Rosalba Carriera”. La scenografia, con tanti momenti di pura poesia, è di Emita Frigato. I costumi sono di Vanessa Sannio. Anche la fotografia, stupenda, di Gerardo Gossi, premiato con il David di Donatello, esprime una grande poesia, mettendo in risalto la dolcezza spietata della regista.

Le cinque sorelle sono state interpretate da numerose attrici, più o meno note, su tutte Donatella Finocchiaro, una sanguigna e volitiva Pinuccia. La quale in un’intervista ha affermato: “Tra noi attrici c’è stata una sorellanza acquisita, ma vera. Abbiamo ancora i gruppi whatsApp Soru e Le sorelle“.

Interessanti i titoli di coda, con note personali della regista, che riporta anche i libri di cui vengono lette alcuni frammenti durante la storia: Penelope alla guerra di Oriana Fallaci…

PREMI – A Venezia 77, le attrici di “Le sorelle Macaluso” hanno fatto scintillare il red carpet: la critica è stata conquistata da Emma Dante. Ma è nei David di Donatello 2021 che il film si è distinto. Miglior regia, miglior film, miglior autore della fotografia. Ha infine ottenuto numerose nomination ai Nastri d’Argento: tra meno di un mese sapremo i risultati.

Letizia Lusini

Autore dell'articolo: Simona Merlo