Il riposo del guerriero

La giornata scorre via veloce tra i pensieri all’ombra di un salice e il mio cane che prepara la nuova scheda esercitazione in stile marine. Oggi piove. Non ha alcuna importanza. La temperatura fuori è gradevole e nessuno dei due si tira indietro. Il suo obiettivo è fare prigioniero il Colonnello Günther, una vecchia lucertola a capo del gruppo “Mimetismo è vita”. Günther, ormai è cosa nota, aveva rifiutato ogni offerta di Muffin il Guerriero (il mio cane ndr.).

“Non ci ha fermato il decreto dell’11 marzo, figuriamoci se ci facciamo bloccare dal tuo muso pezzato”, gridava impavido dal muro di fronte.
“Che avranno da fare sempre in giro sotto un sole cocente ‘sti matti?”, mi chiedeva Muffin, piegando la testa da un lato. “Ma oggi piove. Li frego”.

Per capire la ragione di tanto accanimento, dobbiamo fare un passo indietro e ritornare al 2016. La situazione allora era del tutto diversa: Muffin aveva il suo giro di cani con cui fare una “zampa di poker” ogni mercoledì pomeriggio e “gatto nel sacco” il sabato mattina. Martedì incontrava Luna, il suo amore non corrisposto; una meticcia troppo furba: dopo il consueto Crocchini Party, girava il culo e lo abbandonava in giardino (struggente sofferenza di circa 10 minuti). L’atmosfera era sempre allegra, una festa continua tra amici, fino a che non arrivò Samuel. Troppo giovane e belloccio per non essere arrogante e così, durante una ancor timida serata primaverile, i due ebbero un diverbio (casus belli una pallina). Concitati e in preda al testosterone, ferirono il figlio del Colonnello. Non valsero scuse, fiori, scaldasonno matrimoniale: il Colonnello Günther dichiarò guerra. Così, nel tempo, gli equilibri del quartiere cambiarono.

Muffin creava coalizioni con il gruppo delle Laurenti che volevano affrancarsi dalla dittatura militare di Günther, stanche e desiderose di una nuova Primavera. Ma la rottura definitiva arrivò a causa del figlio del Colonnello, Ramon (questo il nome d’arte che si era scelto), che da anni voleva raggiungere l’Argentina e darsi al ballo latino-americano. In breve: Muffin e la sua squadra lo aiutarono a scappare. Un gesto imperdonabile per il Colonnello, almeno fino ad ora.

Il braccio destro di Muffin, Dadone, aveva trovato una via verso la pace: la coalizione contro una situazione minacciosa. Nel giro di poche settimane, infatti, il quartiere sarebbe stato gestito dall’esterno, vale a dire commissariato, se entrambi non avessero raggiunto prima un accordo per il bene comune. E oggi, proprio oggi, potrebbe essere un giorno utile per evitare intrusioni amministrative (e non solo), quindi anche se piove, “caro Muffin il guerriero non devi mollare”, gli sussurrò Mr Dado.

Intanto ripasso la mia scheda, non posso sbagliare una virgola: movimenti precisi, strade sicure, cibo zuccherino da trasportare. Ho un ruolo fondamentale nella vicenda: ho le chiavi di casa, porto il calumet della pace e apro e chiudo la porta. Ci prepariamo non senza tensioni – Muffin, beve per ben tre volte prima di uscire per il secondo tentativo della giornata, io mi calmo con un caffè bollente – è arrivato il segnale delle Verdi: usciamo.
Il Colonnello Günther è ancora sul muro da dove continua a gridare la sua rabbia. Ostenta sicurezza. Ci fermiamo a un metro e 80 centimetri di distanza, per l’esattezza. Con movimenti lenti, apro lo zaino. Intanto Muffin gli chiede di ascoltare, per il bene dell’intero quartiere. Sarà stato il tono non aggressivo o la frutta zuccherina che avevo portato, comunque Günther aveva smesso di urlare.

È il momento: Dadone da dietro la siepe arriva con il video del quartiere prima del nostro, quello vicino alla stazione: era in mano al Commissario Locusta, una piaga dal cielo, e lì non esisteva più natura. Sarebbe toccato anche a noi, se avessimo continuato lo stato della guerriglia e se il malcontento generale fosse cresciuto. Muffin è deciso, se non con le buone, con le cattive; Dadone lo ferma. Io porgo una mela in segno di pace. La tensione scema. Forse Günther ha capito. Muffin spezza la mela e mentre la divide arriva il gruppo “Mimetismo” (ovviamente non si sa da dove). Dadone, tira un sospiro di sollievo: fino all’ultimo non ci sperava. Io mi rilasso e accarezzo il mio cane. Sono fiera di lui.

Ritorniamo a casa, siamo sfatti, la tensione ci ha massacrati, ma sappiamo di aver lavorato bene. Di non aver perso tempo. Sono le 20.30. Preparo qualcosa da mangiare. Dopo questo armistizio è il minimo. Penso al sottile lavoro di diplomazia fatta da Mr Dado, penso a quanto sia fondamentale il buon cibo per allentare le tensioni; penso alla fame di chi non vive nel nostro quartiere; penso al mio cane che si è buttato a peso morto sul suo cuscino e aspetta; penso a lui e lo ringrazio per avermi regalato la libertà delle passeggiate. Anche oggi.

Simona Merlo – aprile 2020

Immagine in copertina Melania Merlo

Autore dell'articolo: Simona Merlo