Gli occhi di Antigone

Io li conosco quegli occhi anche se non li ho mai visti. Parlo degli occhi di Antigone, li ho visti ogni volta che ho dovuto lottare per affermare me stessa. Sono gli stessi di ogni donna che ha lottato e che lotta per dei principi, forse sbagliati, per degli amori che magari finiranno, per i propri figli (ma se lotti per loro è difficile che sbagli), per difendersi dai pregiudizi, dalle ingiustizie e qualche volta persino dai propri errori.

Non so voi ma io so cosa vuol dire stare sempre sulla difensiva, sul chi va là; sentire la necessità di proteggersi continuamente che poi, alla fine, ti accorgi che “tutta questa difesa” non ti porta a nulla se non a fare del male a te stessa.

Antigone è sempre stata il mio personaggio preferito sin dai tempi del terzo liceo, l’anno della maturità, quello in cui stai per finire qualcosa di importante e iniziare qualcosa che non sai dove ti porterà, l’anno in cui guardi alle ingiustizie e ti sembra di non poterle accettare, forse perché anche se hai solo 18 anni la vita con te non è stata del tutto giusta. Ci vorranno anni per capire che non deve essere la vita giusta con te ma tu giusta dinanzi alla vita; anni per capire che ci sono cose che non puoi cambiare e allora devi cambiare tu dinanzi a loro; anni per capire che gli altri non sono te e che di qualcuno puoi anche fare a meno. Ma diciamo la verità: siamo le generazioni che hanno avuto i docenti del ’68, di coloro che pensavano che le rivoluzioni fossero l’unico modo per farsi sentire e quindi, dinanzi ad Antigone, come puoi non innamorarti?

Antigone era la figlia di Edipo, re di Tebe. Alla morte del sovrano inizia la lotta per la successione tra i due figli. Prevale Eteocle. Polinice, non volendosi arrendere, decide di sposare la figlia del re di Argo (ma non sono le donne a credere che il matrimonio sia la soluzione ai problemi?). Argo era la storica rivale di Tebe e come dono di nozze Polinice chiede al suocero non un viaggio in qualche isola esotica, ma la riconquista di Tebe. Scoppiata la battaglia Eteocle e Polinice si uccidono a vicenda davanti alla settima porta che consentiva l’ingresso alla città. E siccome tra i due litiganti il terzo gode, diventa re il fratello di Edipo Creonte – che io immagino come Scar, lo zio di Simba – il quale, considerando Polinice un traditore, ne decreta la non sepoltura affinché il corpo sia sbranato da cani e uccelli. L’editto, la cui trasgressione sarebbe stata punita con la morte, era qualcosa di più profondo in realtà, non solo perché impediva l’accesso al regno dei morti ma soprattutto all’anima di ritrovare la pace. È qui che entra in scena Antigone che non volendosi rassegnare al corpo insepolto del fratello cerca all’inizio (inutilmente) l’aiuto della sorella Ismene, incapace questa di opporsi agli uomini e ancor più alla legge. Antigone, da sola, riesce a dare una parziale sepoltura al corpo ma scoperta e condotta dinanzi al “caro zio Re Creonte-Scar” la ragazza dirà: “Non pensavo che i tuoi editti avessero tanta forza, che un mortale potesse trasgredire le leggi non scritte ed incrollabili degli dei. Infatti, queste non sono di oggi o di ieri, ma sempre vivono, e nessuno sa da quando apparvero”.

La risposta di Creonte appare forse misogina più che a tutela delle leggi: “L’uomo sarebbe lei, e non io se restasse impunito questo gesto di forza”.

“Non sono nata per condividere l’odio, ma l’amore”.
Dopo queste parole Antigone viene imprigionata e lasciata morire sepolta viva. Per lei, infatti, non fu applicata la pena di morte perché nessuno ebbe il coraggio di ucciderla. Antigone è diventata il simbolo della ribellione contro le leggi ingiuste che non rispettano principi civili e non scritti ma che sono presenti da sempre, da quando l’essere umano è comparso sulla terra.

Credo che in ogni donna convivano Antigone e Ismene. Alcune fanno prevalere Ismene e nessuno può accusarle per questo; in altre, invece, Antigone. In poche sanno usare e dosare “entrambe”, in base al momento (ma esistono). Ciò che spesso viene ignorato, è che il problema non è Antigone né tantomeno Ismene ma “i Creonte”. E l’unica certezza è che Antigone dovrà continuare a lottare e per quanto riguarda me, che dire? Di Creonte ne ho incontrati tanti e chissà quanti ancora ne incontrerò ma ad ognuno di loro continuerò a dire di essere nata per condividere l’amore e non l’odio.

Daniela Balsano

Autore dell'articolo: Simona Merlo