Gli angeli muoiono delle nostre ferite – Yasmina Khadra

Mohammed Moulessehoul, ex rifugiato politico, poi cittadino francese a tutti gli effetti – in arte Yasmina Khadra – ci regala, nel suo stile descrittivo e privo di asperità, l’ennesimo romanzo impegnato ma poco impegnativo. Coloratissimi tutti i personaggi secondari, ben descritte tutte le ambientazioni, costante e incalzante il ritmo della narrazione, non ci si annoia mai: avventure e sventure si susseguono veloci come una tempesta.

Unica nota stonata: l’obiettivo di unità narrativa, ricercato nella narrazione iniziale e finale del protagonista da vecchio non è stato centrato in pieno, e l’ultimo capitolo mi è sembrato affrettato e slegato dal contesto. Niente però di troppo stonato, niente che intralci la godibilità del romanzo.

La denuncia delle efferatezze del colonialismo europeo in Algeria nel periodo tra le due guerre, con la sua realtà forzatamente multietnica, inevitabilmente razzista, povera di colori e colorata di miseria, fa da sfondo alla storia principale di un eroe che caparbiamente rifiuta di assumersi le responsabilità che gli derivano prima dal suo essere “orfano di guerra” e poi dal suo ascendere al successo.

Durante il suo percorso dalla miseria sopportata con irriverenza del bambino di bidonville alla povertà affrontata con incoscienza dell’adolescente di città, fino all’agiatezza male amministrata del giovane di successo a livello nazionale, il protagonista perde la casa, gli amici, i parenti, i compagni, l’amore. Perde tutto nel tentativo di non rinunciare alla propria individualità, annegando tristemente in un’egoistica voragine di autoaffermazione e autolesionismo: un percorso di crescita caratterizzato da un infantilismo mai del tutto superato.

L’autore, a mio avviso, non poteva essere più chiaro di così: ho avuto la netta sensazione che dietro la storia di un adolescente mai cresciuto si nascondano i tratti di un’esortazione al suo paese di provenienza affinché si liberi dall’influenza “occidentale” e dia sfogo a tutte le proprie potenzialità.

Ariela Faso

 

 

Autore dell'articolo: Simona Merlo

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