“La rana gracida. Una storia partigiana senese” di Renato Masi

L’8 novembre del 1924 nasce a Siena in Fontebranda, Renato Masi, il partigiano che prenderà poi il nome di battaglia “Gino”. Giovanissimo antifascista, viene punito per non aver cantato l’inno Giovinezza al raduno settimanale del premilitare. Dopo l’8 settembre, non avendo ancora l’età per essere richiamato alle armi, fa comunque la sua scelta di vita e comincia a collaborare con l’organizzazione antifascista clandestina.Con un suo amico vanno a prendere armi per i partigiani alla caserma Lamarmora e, sorpresi da due tedeschi, si danno alla fuga gettando loro una bomba a mano. Con altri giovani di Fontebranda e dell’Onda dà il via a una capillare opera di controinformazione con volantinaggi nelle cassette della posta, nei cinema e nelle caserme dei repubblichini. A causa di questo viene arrestato e condotto con altri suoi coetanei alla caserma di Santa Chiara, da qui al carcere di Santo Spirito e poi al carcere militare di Parma.

Approfittando di un bombardamento evade dal carcere e torna verso Siena per unirsi ai partigiani, ma viene prima fermato a Strada in Chianti, fuggirà grazie alle donne del paese che circondano i due carabinieri che volevano arrestarlo. Arriva a Casciano di Murlo e viene nuovamente arrestato, anche qui le donne del paese convenute alla fiera annuale circondano la caserma e lo aiutano a fuggire.

Entra nella Brigata Garibaldi Spartaco Lavagnini e la sede del suo distaccamento è a Pornella nei boschi sopra Brenna e d’ora in poi il suo nome di battaglia sarà Gino. Il 3 giugno del ’44 il suo distaccamento è incaricato di andare a Monticiano per distribuire il grano alla popolazione e sottrarlo ai tedeschi in ritirata.

I partigiani vengono sorpresi da una colonna della Wehrmacht e lui rimane asserragliato dentro al granaio con altri tre partigiani; insieme a Guerrino di Asciano si salverà miracolosamente mentre altri due ragazzi di 19 anni, Renato Gentili di Tonni e Reno Savoi di Brenna, moriranno nello scontro.

Il 1° luglio una colonna tedesca in ritirata arriva al rifugio di Pornella per conquistare la posizione, ma in uno scontro a fuoco saranno respinti e messi in fuga; è il 3 luglio, la Liberazione di Siena, gli Alleati non vogliono che i partigiani entrino insieme a loro, nemmeno disarmati, arriveranno a Siena qualche giorno dopo giusto in tempo per partecipare al funerale dei tre ragazzi caduti a Vicobello.

Siena torna faticosamente a vivere, ma lui parte ancora volontario insieme a 800 ragazzi della Provincia di Siena per unirsi, con il nuovo esercito italiano che combatte a fianco degli Alleati, al Corpo d’Armata inglese e liberare tutto il Nord Est d’Italia fino a Venezia. Finita la guerra torna a Siena, riprende il suo lavoro di elettricista e diventa segretario della Sezione Lachi del PCI, dirigente del’ANPI e sposa Aldemara con la quale vive ancora felicemente nella sua casa in Fontebranda.

Renato Masi racconta la sua storia nel libro “La rana gracida. Una storia partigiana senese” (Pascal, 2012) , messa in scena da Francesco Burroni.

Maura Martellucci

Autore dell'articolo: A cura della Redazione

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