Il restauro di San Cristoforo nelle parole di Chierici

Il 12 novembre 1921 viene rilasciato dal Comune di Siena il certificato di nulla osta (approvazione) per il ripristino del chiostro e dell’abside di San Cristoforo. I lavori, in realtà, erano già stati eseguiti fra il 20 aprile e il 13 agosto precedenti ed erano opera del grande architetto e restauratore Gino Chierici.Gino Chierici spiegando le ragioni che hanno indotto il Comune di Siena a inserire l’iniziativa nel programma di celebrazioni per il VI centenario dalla morte di Dante sottolinea come San Cristoforo rappresenti una delle poche tracce al tempo ancora riconoscibili dell’architettura romanica in una città dove le successive trasformazioni gotiche hanno quasi totalmente cancellato la precedente fase stilistica.

Inoltre questa chiesa per Siena ha un significato particolare in quanto, proprio tra il XII ed il XIII secolo, aveva ospitato le riunioni del Consiglio della Campana, l’assemblea legislativa che deliberava su tutte le questioni di pubblico interesse. Dunque, “la chiesa di San Cristoforo è uno degli edifici che nel medio evo furono più intimamente legati alle vicende politiche della città”.

L’intervento che Chierici opera è di “ripulitura”, come lui stesso scrive: “quando la chiesa di S. Cristoforo sarà liberata dalle brutte costruzioni che ora la deturpano e in parte la nascondono; quando il chiostro, così suggestivo nella sua ingenua semplicità, sarà tutto scoperto; quando, senza nulla aggiungere o modificare, ma solamente abbattendo e consolidando, si sarà ripristinato uno degli angoli più pittoreschi della Siena medievale”.

Così, a conclusione dei lavori, Chierici espone con soddisfazione i risultati dell’intervento: “Prima dei presenti restauri ben poco si scorgeva di quanto resta della parte più antica di questa costruzione, perché le arcate del chiostro erano state chiuse e si nascondevano sotto uno strato spesso di calcina, mentre locali e passaggi coperti, costruiti in diverse epoche, si addossavano esternamente all’abside ed alla parete di levante del transetto. I lavori hanno messo in luce: due lati del chiostro, dei quali, uno, quello di levante, è certamente coevo alla primitiva chiesa; i passaggi laterali o androni, che si aprono sotto il transetto e che dall’esterno davano accesso al chiostro; le tombe ad arcosolio, della seconda metà dell’XI secolo, che si allineano sotto questi androni; e diversi elementi architettonici a Siena poco frequenti, perché quando nel XIII e XIV secolo la città si trasformò […] vennero distrutti i prodotti di quell’arte romanica, che nel senese aveva avuto un periodo di rigoglioso sviluppo”.

Il restauro costa al Comune di Siena Lire 15.000 e il Ministero della Pubblica Istruzione contribuisce con un finanziamento di Lire 5000.

Maura Martellucci

 

 

Autore dell'articolo: Simona Merlo

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