Il filo del rasoio – William Somerset MAUGHAM

Maugham è uno dei miei scrittori-rifugio: i suoi romanzi sono sempre una boccata d’aria carica di stile, ironia e lievità. Ma qui si fa un passo avanti: introducendosi in prima persona tra i suoi personaggi e tratteggiandoli con il consueto acume ma con uno studiato distacco e una buona dose di compassione, li rende vivi e reali come non mai.

Vivi e reali, completi di sentimenti, pensieri, aspetto fisico e relazioni sociali. Tutti molto concreti, quasi presenti, classicamente solidi e ben delineati: tutti tranne il protagonista, che sfugge ad ogni cliché e che si va svelando poco a poco, tra mezze parole e accenni velati, diventando lui stesso il “messaggio” di questo romanzo.

L’autore entra a far parte della storia, ma, piuttosto che diventarne protagonista, compie un’operazione di annullamento, rinunciando quasi al ruolo di narratore onnisciente e lasciando la scena a questo personaggio scomodo, evanescente e carismatico, che nel suo rifiuto di una società “falsata” irride, sottovaluta e sbeffeggia anche la categoria degli intellettuali di cui l’autore si fa portavoce.

Una denuncia e un’autocritica, quindi, che si nascondono dietro uno stile molto scorrevole ed efficace, dietro una trama al limite della banalità, dietro una scelta di personaggi degni di un romanzo rosa: è questa la lama del rasoio su cui si tiene in equilibrio questo scrittore enorme nella propria semplicità, che non esita, con arguzia e sprezzo del pericolo, a mettere in discussione non solo se stesso, ma anche la validità del proprio scrivere, con una consapevolezza e uno spirito critico a dir poco strabilianti.

 

Ariela Faso

 

 

Autore dell'articolo: A cura della Redazione

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