Come finisce il proverbio: “Occhio, che se non fai il tuo dovere…”

Il 4 dicembre 1891 nasce a Siena Aldo Mantovani, detto Bubbolo. Istriciaolo, vetturino, ma anche artista di circo equestre, corre 30 Palii vincendone quattro, due prima della Grande Guerra (nell’agosto del 1911 nel Drago e nell’agosto del 1914 nella Tartuca) e due, a distanza di vent’anni, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale (nel luglio del 1926 nella Pantera e, ancora, nell’agosto – che evidentemente gli porta fortuna – del 1931 nell’Oca).

La notorietà di Bubbolo, tuttavia, è legata non tanto alle sue gesta paliesche quanto ad un grave fatto di cronaca che tenne banco per molti giorni anche sulla stampa senese. Nel Palio di agosto del 1919 Bubbolo avrebbe dovuto montare in Tartuca, ma la mattina del 16 agosto, durante la provaccia, viene buttato giù da cavallo da Randellone (ne abbiamo il 2 dicembre scorso visto che la sua nascita risale proprio al 2 dicembre 1883), fantino della Selva, ed inizia una rissa che porta alla squalifica d’urgenza e con effetto immediato di entrambi i fantini (la Tartuca è costretta a ripiegare su Picino, mentre la Selva monterà Domenico Leoni detto Moro, che porterà addirittura il Cencio in Vallepiatta).

Nel pomeriggio del 16 agosto Bubbolo va verso Vallepiatta, forse per chiarire l’episodio, ma scoppia il caos e un selvaiolo accoltella il Mantovani, aprendogli, addirittura, il ventre. Dopo la corsa, mentre nella Selva si festeggia la vittoria, arrivano i Carabinieri ad arrestare i colpevoli. E pare che da allora, non di rado, qualche contradaiolo, non proprio sicuro della lealtà o del coraggio, magari, del proprio fantino, prima di andare in Piazza lo abbia ammonito con la locuzione, diventata famosa a Siena: “Occhio, che se non fai il tuo dovere ti si fa quello che i selvaioli fecero a Bubbolo nel ’19: ti si mettono le budella in mano!”.

 

Maura Martellucci

 

 

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Autore dell'articolo: A cura della Redazione