Porta Giustizia: cosa resta?

Il 13 dicembre 1326 vengono pagati alcuni lavori di ristrutturazione di PORTA GIUSTIZIA (attestata dal 1323), lavori puntualmente ricordati da Agnolo di Tura del Grasso nella sua “Cronaca senese”, quando annota, sempre nel dicembre, che “… e l’altra porta sarà in Val di Montone, che oggi si chiama la porta a la Justizia, e sta serata, che non serve ad altro se non a far iustitia, perché fuore a la detta porta vi è il tempio de la justitia…”.

La notizia è interessante perché testimonia che Porta Giustizia, in pratica, viene utilizzata in questi anni solo per far passare i condannati e non come vero e proprio accesso alla città, anche perché il borgo di Santa Maria (attuale All’Orto de’ Pecci – Siena) è in fase di crescita e sarà formato verso la metà del ‘300 (avrà però davvero vita breve: dopo la Peste Nera del 1348 ed il conseguente spopolamento verrà abbandonato e alla fine del XIV secolo completamente smantellato).

 

Oggi la porta non esiste più, ne restano solo i segni dell’arco tamponato sull’esterno delle mura, e l’unica fonte iconografica è la veduta del Vanni, che la mostra con una sorta di rivellino, forse interpretabile come la massiccia torre merlata detta tempio della Giustizia; al suo interno, infatti, tra il XV e il XVI secolo venivano operate, probabilmente, alcune esecuzioni capitali, anche se i patiboli erano già stati montati allora nel prato fuori porta Camollia, come informa il Macchi nelle sue “Memorie”.

 

Il baluardo, così come la porta, dovette subire ingenti danni nell’assedio di Siena del 1554-55 e, così, viene smantellata all’inizio del ‘600.

 

 

Maura Martellucci

 

 

Autore dell'articolo: A cura della Redazione