Simona Merlo
Mi sembra che in questo spazio chiamato martedì ci sia un movimento diverso. Sono arrivato alla mia postazione ormai nota come cespuglio verde M61, da Muffin sei il numero uno ̶ soprattutto per modestia direbbe mia zia Angel Cake ̶ già alle prime luci dell’alba, però mi sono addormentato. Che volete farci, adoro dormire. Dai rumori che fa la mia pancia e dal calore del sole mi sembra sia proprio il momento di mangiare. In giro nessuna carrozza senza cavalli, nessuno, sembra il deserto. Per San Rin Tin Tin: chi sono quegli invasati che vengono verso di me? Corrono o camminano? Decisamente corrono come matti e fanno anche movimenti strani; come sono vestiti, in divisa? Solo maschi?
“Leo, come vanno la schiena e la spalla?”
“Male, una rogna incredibile. Devo continuare la fisioterapia senza forzare i movimenti, altrimenti vanifico tutto. Inoltre sarebbe meglio la terapia di recupero in acqua e non ti dico quanto costa, porca miseria ladra!”
“Dai, non te la prendere. Recupererai presto.”
“Tornassi indietro, guarda…”
“Una macchina del tempo a turno per tutti!”
“Non fraintendermi: quello che ho fatto, lo rifarei altre cento volte, però senza fare l’eroe: un Uomo Ragno senza costume. Sono stato un deficiente!”
“Intanto sei qui con noi, sei quasi in piena forma. Sarà solo questione di tempo.”
“Già, senza poter giocare le partite. E questo sarebbe stato il mio anno, il mio campionato.”
“Hai fatto un bel gesto, e lo sai anche tu. A proposito sei andato a trovarlo?”
“No, ma oggi, a fine allenamento mi raggiunge con la mamma proprio qui al parco.”
Che avrà combinato mai ‘sto ragazzone alto e piazzato? Sono curioso. Mi domando, però, se è il caso di allontanarmi per recuperare del cibo, ho fame, o se è meglio rimanere qui in attesa. Per inciso, noi cani siamo eccezionali: aspettiamo fiduciosi che qualcosa di bello arrivi e non ci sbagliamo mai. O forse la nostra attenzione è focalizzata sulle singole meraviglie che ci fanno scodinzolare a più non posso… Sniff, sniff che cosa stanno captando le mie narici? Pane, formaggio e mela? Sono un canino fortunato… la, la, la… vado e torno, veloce come il mio amico levriero Er Saetta.
“Signora, buongiorno. Ciao Luca: come state?”
“Ciao Leonardo. Abbastanza bene, ma vogliamo sapere di te: come va?”
“Me la cavo: grazie alla fisioterapia ho potuto riprendere gli allenamenti, ovviamente nella versione soft. Ci vorrà del tempo”.
“Mi dispiace per tutto, ma ritornerai più forte di prima. Ne sono sicura. Mio figlio voleva dirti delle cose, vi lascio da soli, io vado a fare un paio di telefonate. Mi trovi lì Luca, amore mio, su quella panchina. D’accordo?”
“Va bene, mamma.”
“Luca, allora cosa volevi dirmi? Ho bisogno di stirarmi un po’. Mi aiuti tu a fare stretching?”
“Certo. Come si fa?”
“Ti metti in piedi su questa panchina e piano piano mi aiuti a sollevare prima un braccio e poi l’altro. Ok?”
“Okay. Leo, senti, perché… perché mi hai salvato?”
“Come perché? Ti ho visto in una situazione difficile e ho pensato che…”
“Io volevo morire.”
“Ecco, proprio quello che un ragazzo speciale come te non deve fare; poi chi mi aiuta con questi esercizi tremendi?”
“Non scherzare. Io davvero volevo volare via.”
“Perché?”
“Perché era, è colpa mia se mio padre fa male alla mamma.”
“Tu credi? E la mamma cosa ti dice?”
“Che io non ho colpe, che è papà a sbagliare.”
“E tu perché non le credi?”
“Se è papà a sbagliare, perché lei non va via, perché non andiamo in un’altra città? perché la polizia non l’aiuta?”
“Luca, piccolo, io credo che tua mamma stia facendo del suo meglio. Non è colpa tua, né della tua mamma: voi vi volete bene, tu non devi pensare alle cose brutte che non hai commesso tu e di cui non sei responsabile. Capisci? Da grande vedrai tutte le sfumature. Ti piace colorare?”
“Sì, molto.”
“Sai quanti tipi di blu esistono? Tantissimi. Nel tempo metterai insieme i colori che ti servono per poi raccontare ad alta voce la tua storia e la storia della mamma.”
“Io però il colore rosso non lo voglio usare.”
“Ci sto, non piace nemmeno a me. Ti faccio una promessa: se tu ogni martedì pomeriggio mi aiuterai a fare questa cosa terribile che si chiama stretching, ti faccio diventare la mascotte della squadra. Che dici? Prima chiediamo alla mamma, però.”
“Secondo me dice di sì.”
“E tu cosa dici?”
“Per me va bene, prima però voglio sapere il tuo colore preferito?”
“Il verde.”
“Quello scuro come le foglie dei cespugli o elettrico come la scritta della tua maglietta?”
“Limpido e luminoso come gli occhi di mia sorella e come i tuoi.”
“Non viene ad allenarsi con te?”
“Non può. Non più.”
Appunti sul martedì
Il martedì è una giornata strana: è il giorno di tanti appuntamenti e delle attese. Al parco la gente si incontra vestita tutta uguale e fa cose. Si incontra per parlare di azioni già fatte, di quelle che non può più fare e di quelle dei sogni. I cuccioli di uomo e gli uomini spesso raccontano storie tristi, storie che anche se passate ne determinano i desideri. Comunque per noi cani è diverso, il colore rosso non lo vediamo affatto: non ci interessa.