L’editing in fotografia

Quando non è più lecito “elaborare” le immagini

La post-produzione delle immagini (editing o elaborazione che dir si voglia) in fotografia esiste da sempre. Quest’affermazione è tanto più vera se si considera che, in termini tecnici, ogni singolo intervento che avviene successivamente alla ripresa è “un’azione di editing”.


“Funerale a Gaza”, foto vincitrice del World Press Photo 2013 (il maggiore concorso fotografico al mondo per fotografia di reportage) che fu oggetto di critiche perché in post-produzione l’autore rese più luminosi i volti dei bambini morti.

Naturalmente dall’invenzione della fotografia, la tecnologia ha fatto passi da gigante, in particolare negli ultimi trent’anni.

Nella fotografia analogica gli interventi di post-produzione erano abbastanza limitati, ma con l’avvento del digitale hanno avuto un impulso inimmaginabile. La domanda, quindi, al centro delle mie riflessioni è questa: fino a dove è lecito o accettabile intervenire sulle immagini?

Il mio punto di vista è che, escludendo le foto di reportage, una post-produzione sia sempre lecita; ma questo conduce a un’altra considerazione, e cioè se l’intervento fatto sull’immagine sia di buongusto o meno e se la responsabilità di una foto sia soltanto a carico dell’artista.

Uno dei miei fotografi preferiti, David Lachapelle, il quale fa un grande uso di post-produzione.

Oggi con l’avvento dei social e con l’uso spasmodico che ne è scaturito, ci vengono proposte fotografie fin troppo elaborate dai vari filtri in preset. Azioni simili, però, per me hanno ben poco a che fare con il concetto di fotografia consapevole. E voi, che cosa ne pensate?

Esempio di foto mal elaborata

Luciano Valentini

Share and Enjoy !

0Shares
0 0

Autore dell'articolo: Simona Merlo