L’intervista letteraria

rubrica a cura di Daniela Balsano

A Monreale, comune del palermitano, lungo il corso principale c’è un piccolo negozio storico in cui, da generazioni, gli uomini trovano eleganza, morbidezza e stile; le donne, indumenti per esaltare la propria femminilità: lingerie, pigiami, calze riescono a far trascorrere interi pomeriggi senza rendersi conto del tempo che passa. Una donna bionda, esile e delicata ti accoglie con un grande sorriso (e lo vedi anche attraverso la mascherina perché sono i suoi occhi a brillare di gentilezza e di amore per il prossimo): lei è Maria Sapienza e “Ayman, il bambino ritrovato” il suo ultimo romanzo.


Chi è Ayman?
Ayman, il protagonista di questa storia, è un bambino proveniente dall’Africa e il suo nome vuol dire “protetto”, “benedetto”. Il sottotitolo è “il bambino ritrovato” perché viene trovato per l’appunto da due coniugi alla Cala di Palermo, esattamente il 7 settembre 1949 e da quel momento in poi la vita di tante persone cambierà completamente.

Radici e tradizioni: binomio indissolubile del tuo libro. Perché?
Senza radici non riusciamo a tenere le fila di coloro che ci hanno preceduto e abbiamo bisogno di loro per conoscerci fino in fondo. Le tradizioni, invece, arrivano a noi attraverso le narrazioni, le fonti orali, i gesti, la nostra storia artistica e monumentale e insieme riusciamo a essere partecipi di una comunità ma allo stesso tempo ad avere la nostra identità.

Donne e Amore: altro binomio del tuo libro
Le donne sono protagoniste indiscusse di questo romanzo e in tutte loro c’è una forza incredibile dettata dall’amore che non è soltanto quello tra uomo e donna inteso come rapporto di coppia; a volte è un amore filiale, o per i nipoti; a volte per la città, altre per la legalità. Il filo conduttore di ogni mio romanzo è quello di un’apertura all’altro e all’amore: sempre.

Non solo romanzo giallo ma anche romanzo psicologico: la follia che ruolo ha in questo romanzo?
La follia ha spesso inficiato pesantemente la vita di molti persone. Volevo che diventasse una dimensione non estranea ma che facesse parte della vita contingente di tutti noi, quella dimensione che nella quotidianità ti prende e ti dilania ma che devi sapere, non dico integrare, ma accogliere. Non solo Ayman, ma ogni personaggio alla fine ritroverà se stesso. Il titolo è un po’ fuorviante perché sembra che la storia tratti solo di questo bambino ma ogni personaggio farà un percorso che serve a portarlo indietro a quella parte così vera della vita dell’uomo – l’infanzia – libera dalle sovrastrutture. Soltanto quando ogni personaggio depurerà se stesso da queste sovrastrutture troverà quella strada che lo unirà all’altro e raggiungerà la dimensione più vera con se stesso.

Grande successo per Ayman. A quando il quarto romanzo?
C’è già un’idea (nel cassetto della mente) e la mia famiglia è atterrita.

Da sx Maria Sapienza, Daniela Balsano


Perché leggere “Ayman e il bambino ritrovato” – I consigli di Daniela
Perché tutti troverete qualcosa di voi, ci sarà un personaggio in cui vi riconoscerete sicuramente. La suspense del giallo vi terrà incollati pagina dopo pagina mentre storie di uomini e donne scorreranno dinanzi ai vostri occhi. L’ho letto tutto d’un fiato, e un libro sai se è bello soltanto se arrivata all’ultima pagina ti senti triste perché ti sembra di aver perso un amico.
“I figli sanno come far male, sgretolano l’autostima come un mixer fa con le nocciole, sono capaci di far piangere ma spesso è una lezione utile ad entrambi”.

Autore dell'articolo: Simona Merlo