Fermare l’attimo attraverso il segno

Daniele Zacchini, artista senese che predilige la spatola, i supporti di grandi dimensioni e i materiali di riciclo, racconta i cambiamenti “del e nel suo segno” ai lettori del blog CasiQuotidiani.
Intervista di Simona Merlo

Daniele Zacchini – Viaggio nell’anima
Siena, complesso museale Santa Maria della Scala

Prima di parlare dei tuoi progetti futuri, e quindi delle “novità”, quali – delle tue esperienze artistiche – sono state dei veri punti di svolta?
Il contatto diretto con le persone, il dialogo con gli amici a me cari, i luoghi in cui sono cresciuto mi hanno dato la voglia di ricercare un linguaggio che potesse arrivare a chiunque, senza limiti né pregiudizi. Un po’ un tentativo di “arrivare all’anima”. Ritornando alla domanda, l’ultima personale – la mostra “Viaggio Nell’Anima“ – mi ha messo di fronte a un bivio. Anche qui il confronto con un amico, Andrea Milani, che tra l’altro ha curato l’allestimento della mostra insieme a Stefano Neri, ha fatto sì che andassi oltre.

In che modo la tua crescita professionale oggi si trasforma in segno?
Quello che cerco di realizzare, l’obiettivo a cui tendo è sintetizzare “l’attimo”, fermarlo attraverso il movimento, una luce particolare, una forma.

Hai sempre scelto “spatola” e “stratificazione”?
Sì, la spatola l’ho cercata sin da subito perché avevo bisogno di un confronto diretto, vivo e forte con la tela (in generale nel gesto artistico); le stratificazioni sono una conseguenza che con tanto, tantissimo, “allenamento” spero di essere riuscito a capire.

Chi del mondo dell’arte ha influenzato il tuo percorso e le tue scelte?
Senza dubbio gli impressionisti, ad esempio i lavori di Claude Monet non mi lasciano scampo. Vincent van Gogh poi… sono affascinato dall’uso del colore, dalla “materia”. Chi sa “ricreare” il concetto di vita, senza cadere nella banalità, mi cattura. Che sia famoso da secoli in tutto il mondo o meno.

Dietro i tuoi lavori, città e paesaggi; natura e sogno; a volte evocati, altre accennati. Cosa troveremo domani?
L’idea che ho in testa da un po’ e di cui ho parlato anche con Andrea Milani riguarda ciò che ruota intorno alla nostra amata Terra. Anche nel senso di un coinvolgimento attivo, cioè che cosa possiamo fare insieme davvero per salvarla e lasciarla a chi verrà dopo di noi. Cerco, dal mio punto di vista, di analizzare i problemi legati al Pianeta e, magari, di dare soluzioni anche “artistiche” o di piccola portata. Con il mio mestiere, io tento di sensibilizzare l’animo delle persone raccontando il dramma della desertificazione, delle inondazioni; faccio da testimone, dico la mia su deforestazioni ma con lo sguardo sempre rivolto a una via d’uscita. Ci dev’essere e la cerco, perché amo la vita e la terra su “cui sono”. Perché distruggerla?

Quali canali social utilizzi? Insomma dov’è che mostri la tua arte?
Utilizzo vari canali, ma in base alla mia esperienza il più “redditizio” è Instagram, poi Facebook; comunque sto lavorando a un nuovo sito web in modo da raggruppare i miei anni di lavoro e di esperienza nel mondo dell’arte.

Desideri e realtà… 
Desideri tanti, sogni altrettanto! Sicuramente, attraverso i miei quadri, mi piace pensare di regalare un po’ di serenità a chi li osserva e “li sente”. Chi crea, e quindi io non sono esente affatto da questo discorso, non può mai mettere da parte la fantasia, il sogno. Sul versante realtà… diciamo che cerco di vivere sempre al meglio tutto quello che offre la vita ammiccando con allegria alle avventure future, alle nuove mostre o a qualsiasi altro percorso in cui con la mia arte mi sentirò vivo e utile.

Autore dell'articolo: Simona Merlo