Il Grande Cretto di Gibellina

Un’opera di Land Art che toglie il respiro!

Da tanto volevo visitare il Grande Cretto di Gibellina (Trapani) e finalmente la scorsa estate ho realizzato questo mio sogno. Certamente non ho scelto la stagione migliore, perché sotto il sole di agosto la visita diventa una prova di coraggio!


Com’è noto, Gibellina (Valle del Belìce) fu distrutta dal sisma del 1968.

L’allora sindaco Ludovico Corrao invitò numerosi artisti di fama a progettare la nuova Gibellina in altro luogo e in molti aderirono con generosità proponendo progetti di piazze, architetture e opere monumentali.

Anche Alberto Burri, invitato nel 1981, decise di intervenire, scegliendo però di operare sui ruderi della vecchia Gibel­lina. I resti della città vennero inglobati nel cemento e nella calce riprendendo il vecchio assetto urbanistico. Il labirinto bianco coprì come un sudario le rovine del sisma, ricordando con le spaccature del Cretto l’evento distruttivo a simbolo di un nuovo inizio.

Ci sono voluti trent’anni per completare questa immensa opera d’arte.

I lavori, avviati nel 1985 e interrotti nel 1989, sono terminati nel maggio del 2015; infatti in occasione del Centenario della nascita di Burri, la regione Sicilia, il comune di Gibellina, la Fondazione Palaz­zo Albizzini Collezione Burri hanno deciso di completare il grande labirinto bianco.

«Lo spazio del Cretto obbliga lo sguardo a percorrere le sue fratture come il viandante dentro le vie di una città abbandonata; la massa piena di incidenti di un acro vinilico di Burri ha la labirintica struttura della cerebralità e del pensiero che non può approdare. Il Grande Cretto di Gibellina ha un corpo percorribile, esso contiene tutto l’antico abitato di quel povero paese della Valle del Belice estintosi in una notte invernale del 1968. Scendendo nelle sue fessure, perdendosi nei suoi dedali che un tempo furono le strade stesse del paese, si alimenta ogni volta il pensiero sulla condizione di quanti abitavano in quella terra. Il Grande Cretto evoca tanto la catastrofe avvenuta quanto l’inestinguibilità della memoria che, pur velando ogni cosa, la evidenzia. Davanti al Grande Cretto di Gibellina si comprende che la forma è una cosa vera, che lo spazio è un pensiero diversamente replicabile e aperto e che l’arte ha il potere di dare senso alle cose, con il più eloquente dei silenzi».

Le parole di Bruno Corà descrivono perfettamente il capolavoro di Alberto Burri.

Il silenzio che domina questo luogo ancora lo “sento” e il bianco assoluto che domina la valle ancora lo vedo: il suo bagliore ritorna ai miei occhi ogni volta che ci penso.

Lucia Lungarella (foto e testo) per la rubrica periodica ArchINviaggio su CasiQuotidiani.

Autore dell'articolo: Simona Merlo