Il mondo interiore attraverso la fotografia

Intervista a Felice Bonifacio, l’ingegnere “fotografo” progettista del Nuovo Ponte Genova San Giorgio

Sul tuo profilo Facebook, la definizione del tuo lavoro è: “Structural Engineer presso Italferr Spa”. Potresti raccontare ai lettori di CasiQuotidiani la tua storia? Insomma chi è Felice Bonifacio, e di che cosa si occupa?
Sono un ingegnere civile specializzato nella progettazione di ponti e strutture in acciaio. Lavoro a Roma nella sede centrale della società ITALFERR S.p.A., azienda del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, che si occupa di progettazione e direzione dei lavori di grandi infrastrutture.
Fino alla fine del biennio della facoltà di ingegneria ho vissuto a Gioiosa Marea, in provincia di Messina. Mi sono trasferito a Roma per completare gli studi alla Sapienza. Ho scelto Roma perché mi ha sempre attratto col suo fascino senza tempo, e perché speravo in una migliore realizzazione professionale.

Al centro della cronaca per il crollo del 14 agosto 2018, oggi il ponte Morandi di Genova – ricostruito – vuole riscattarsi da quel drammatico evento. Tu sei stato parte attiva nel progetto di ricostruzione: che cosa ti è rimasta di tale esperienza?
Si, sono uno dei principali progettisti del nuovo ponte Genova San Giorgio. È stata senz’altro un’esperienza lavorativa forte, importante e che più di altre mi ha reso orgoglioso in 20 anni di lavoro. Con i miei colleghi abbiamo lavorato a testa bassa e in silenzio come fossimo tutti stretti attorno a una città che aveva bisogno di rialzare la testa dopo una ferita profonda. Questa è la cosa più preziosa che mi porto dentro, la testimonianza della forza di squadra che noi italiani siamo in grado di tirar fuori nei momenti più bui della nostra storia.

Mettendo da parte per un momento l’ambito professionale, so che sei un appassionato fotografo. Com’è nato questo amore e quando?
Ho giocato sin da piccolo con questa strana scatoletta misteriosa, essendo mio padre appassionato di fotografia. Prima del viaggio di nozze negli Stati Uniti, ho voluto approfondire alcuni aspetti tecnici. Ho cominciato ad apprezzare il linguaggio fotografico. Ho imparato, grazie anche all’incontro con veri appassionati, che tutti gli aspetti tecnici in fotografia dovrebbero sempre stare “al servizio” dell’immagine. La buona fotografia in bianco e nero spesso, per chi la guarda con attenzione, è una metafora: le luci, le ombre, i passaggi tonali, la resa “materica” delle superfici, alludono alle cose semplici del quotidiano o ai nostri pensieri più profondi.

Prediligi una o più tecniche fotografiche? Che cosa cattura la tua attenzione a tal punto da divenire soggetto trainante del tuo lavoro artistico?
Lo stile fotografico che preferisco e che meglio traduce il mio linguaggio visivo è quello del bianco e nero analogico implementato con le tecniche della camera oscura. Le stampe ai sali d’argento dopo le operazioni manuali sotto la luce dell’ingranditore, in modo quasi magico, si “rivelano” dal bianco della carta immersa negli acidi delle bacinelle di sviluppo e fissaggio. Tutto parte ovviamente in fase di scatto; catturano principalmente la mia attenzione le persone e i paesaggi antropizzati. Spesso ho la sensazione di percepire ad esempio una storia davanti a un semplice muro e stampare bene la fotografia che vedo, significa per me finalizzare al meglio quel racconto.

Hai in mente nuovi progetti fotografici?
Progetti ne ho tanti, ma purtroppo per ragioni di tempo non sono in grado di realizzarli tutti. Poter realizzare un progetto fotografico o anche solo andare in giro a fotografare è per me un’esigenza insopprimibile, una specie di “completamento” della mia persona: una parte del mio mondo interiore che viene alla luce. Mi piacerebbe realizzare un progetto fotografico intenso sulla Sicilia ma devo mettere meglio a fuoco il vero soggetto…

Hai partecipato a concorsi settoriali e/o hai mai realizzato mostre con i tuoi scatti?
Si, ho partecipato a diversi concorsi fotografici; mi è capitato anche di vincere e di vedere qualche foto pubblicata su riviste o vari siti specialistici. Ho avuto il piacere di mettere su delle mostre, sia personali che collettive. Trovo che con le mostre collettive si cresca particolarmente, perché si ha la possibilità di condividere un progetto con altri appassionati: la moltitudine dei diversi punti di vista su uno specifico tema apre molto la mente.

Infine, esiste un sito o canale tutto tuo per chi volesse seguirti e acquistare le tue fotografie?
Ammetto di non essere molto bravo a vendere quello che faccio! Tuttavia ho un sito internet felicebonifacio.it, un profilo su flickr, ma aggiorno più frequentemente il semplice profilo instagram felice_bonifacio.

Simona Merlo

Autore dell'articolo: Simona Merlo