Quando un’ipotesi si concretizza in un “cuore muto”

La storia che vi voglio raccontare oggi inizia con un cuore.

Siamo nel 1627 e Caterina de’ Medici, governatrice di Siena, lascia nel suo testamento l’esplicita richiesta che il suo cuore e le sue viscere fossero conservate in eterno nella Insigne Collegiata di Santa Maria in Provenzano. Mai era stato trovato segno o traccia materiale né indicazioni in Collegiata. È sempre stato un mistero proprio come la volontà di Mattias de’ Medici che in Provenzano fossero conservate le sue viscere (muore nel 1667 ed è certamente a conoscenza del gesto di Caterina).

Mattias de’ Medici, del resto, scrive chiaramente nel suo testamento che vuole lasciare parte di sé a Siena, in Provenzano, chiesa che era, di fatto, il manifesto politico dei Medici, ma anche il loro modo di dire ai senesi: noi ci siamo, eppure in qualche modo vi rispettiamo come città confederata, nostra pari non nostra sottomessa.

Sono convinta, leggendo la sua storia, che Mattias – come altri suoi familiari e oltre le logiche di potere – amasse Siena, le sue tradizioni, la sua indomita indole; mi piaceva l’idea che avendola amata visceralmente avesse voluto che le sue viscere restassero qui.

Scrive Virgilio Grassi (1861-1950) ne “Le Contrade di Siena e le loro feste”: “Inoltratosi nell’età e tormentato dalla gotta, divenne malinconico e triste, abbandonando feste e divertimenti; e poiché erasi mantenuto scapolo impenitente, pensò riprendere lo stato ecclesiastico. Ma infermatosi nel 1666 moriva di 54 anni in Siena il dì 11 Ottobre 1667. Il suo cadavere, imbalsamato, fu sepolto in Firenze nelle tombe medicee di S. Lorenzo; i visceri però furono deposti nella chiesa di Provenzano, così avendo egli disposto per dimostrare la sua devozione a quella miracolosa Immagine”.

Studiando i documenti di archivio e anche un manoscritto coevo che riporta tali richieste, ho sempre avuto l’idea che Caterina prima e Mattias dopo, in cuor loro, amassero Siena e che, da qualche parte, nel pavimento, chissà, in un’intercapedine, in qualche muro siano nascoste le urne con i loro resti mortali.

Ognuno di noi vuole lasciare se stesso alla fine della vita terrena in un luogo che ha avuto un profondo significato. Ed è bella anche l’idea che i tanto “bistrattati” Medici, senza “pompa magna” ma solo per devozione e fede abbiano voluto che nessuno, tranne lei, la Madonna dei miracoli, sapesse dove sono e da allora li guardasse con i suoi occhi unici e benevoli, quasi a chiedere perdono a lei per quanto era successo a Siena anche tramite la loro casata.

Ma oggi eccolo lì. Durante i lavori di restauro e di pulitura degli argenti della pala metallica dell’altare maggiore un cuore muto è venuto alla luce. C’è sempre un momento nel tempo della vita, oppure oltre la vita, in cui bisogna ritrovare il proprio cuore. O quello di Caterina. O i resti di Mattias.

Maura Martellucci, storica

Autore dell'articolo: Simona Merlo