Paradiso e Inferno – Jón Kalman Stefánsson

Dove sta il paradiso? Dove l’inferno? Paradiso è ritrovarsi al riparo degli elementi con un libro in mano e dimenticare che fuori c’è l’Islanda. Inferno è ritrovarsi in barca nella bufera a combattere la morte con la vita.

Paradiso è il calore della compagnia di pescatori con cui condividi il cibo e il riposo, la lettura e perfino il giaciglio. Inferno è perdere un amico nel freddo, senza poter fare nulla per aiutarlo. Paradiso perduto è il libro che getta nell’inferno della solitudine e della disperazione un giovane pescatore più versato per la lettura che per la pesca. E per ritrovare il paradiso, questo giovane senza nome compirà un viaggio a ritroso dalla morte alla vita, dall’inferno al paradiso.

Con la sua prosa intensamente poetica Stefánsson dipinge scenari vividissimi, paesaggi immensi e potenti, coglie immagini di uomini e donne duri, volitivi, spigolosi ma intensi, porta il lettore in mezzo alla tempesta poi lo mette al riparo in un quieto villaggio di pescatori.

Se la prima parte di questo romanzo, ambientata nel mare e nel freddo è cupa, epica, avventurosa, romanticamente dura, la seconda perde un po’ del pathos iniziale quando guadagna luce, tepore, silenzio. Ma è di questo silenzio che il protagonista si nutre per ritrovare le parole, quelle che hanno il potere di superare il valico tra la solitudine e l’amicizia, tra la disperazione e l’amore, tra la morte e la vita, tra l’inferno e il paradiso.

Ariela Faso

Autore dell'articolo: Simona Merlo