L’ultima poesia di Sofia Vannini
Sofia Vannini, ricercatrice multilingue, traduttrice, poeta e scrittrice emergente, è alla fine del percorso di laurea magistrale in Lingue orientali per la Comunicazione interculturale all’Università per Stranieri di Siena. Al momento si trova a Tokyo all’Università di Waseda (per l’anno di mobilità internazionale). Prima del Giappone, ha frequentato per un anno la Sorbonne Université di Parigi.
Si muove tra cinque lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo e giapponese, e attraverso di esse esplora modi diversi di abitare la realtà. Tramite i suoi lavori cerca di creare un ponte tra più mondi, oltre le frontiere, nella “intraducibilità delle molteplici storie, che ci intrecciano gli uni agli altri”. Con piacere pubblichiamo la sua poesia nelle due versioni italiano/inglese.
Esisto nei luoghi scomodi,
appoggiata al muro di una via affollata,
mescolata all’energia dei corpi affaccendati.
Sono un piccolo dettaglio scintillante
nella giostra colorata del mondo.
Tra le mani stringo a me carta e penna,
per scrivere di una coppia di anziani
ancora mano nella mano,
Di un piccione con un’ala rotta,
perso tra i giardini delle Tuileries,
e dell’intrecciarsi dei rami al tramonto.
Mi vergogno a portare gli occhiali,
forse perché quando ero bambina mio padre li definiva
un problema invalidante,
o perché mi ingrandiscono gli occhi
di almeno due taglie
Fatto sta che nel tempo ho imparato a scrivere senza vedere,
a vivere non riconoscendo i volti,
ma il rumore dei passi e l’andatura della camminata.
Ci sono persone con un’anima così pesante
da sentirle già da molti metri di distanza,
alcuni invece camminano nella vita in punta di piedi
e capita di ritrovarteli davanti quasi all’improvviso.
Your vision will always be a problem
I exist in discomfort,
leaning on a wall, invisible
in the hustle bustle of city life.
I’m a worn card shuffled
in the wild energy
of scattered deck bodies.
Just a temporary gleam,
in this ever-spinning carousel world.
Only pen and paper in my hands, I need
to write about an old couple still holding hands,
about a broken-wing pigeon
wandering around discouraged
in Paris Tuileries gardens.
Shame in my bones,
whenever I wear glasses.
My father’s words
hammering in my head
“Your vision will always be a problem”.
Shame under my skin,
whenever I wear glasses
They make my eyes
At least twice bigger
That’s where the ragged jester points his finger
to make the faceless royals burst into
tears
of a repulsive laugh,
just the day before
they behead the king.
Over the years,
I learned to write without looking,
and living without seeing faces.
I recognize people by their footsteps
studying the pace of their walk,
the inclination of their voice,
Trained to hit the target of unspoken intentions,
despite always being out of focus.
Some people have such heavy souls
that you can sense their presence from meters away
Others glide through life on such hushed tiptoes
That by the time you notice,
They’re already standing
right before your eyes.
Fotografie di Sofia Vannini