Simona Merlo
Ho cercato stimoli bizzarri in questi ultimi mesi per contrastare l’arsura dei pensieri. Il caldo asfissiante si muove come quei becchini avidi con le spalle piegate in avanti che vedono oltre la forma di corpi dalle striature blu privi di movimento: vedono la terra, un loculo, i più fortunati i mausolei. Vedono i soldi dietro l’assenza a cui persino loro arriveranno.
Come il caldo che spinge in avanti. Ma è colpa nostra, dell’essere umano intendo e non dei becchini in particolare, se possiede questa forma di lungimiranza: il caldo, lui lo ha lasciato ben intravedere che era piegato in avanti, che stava avanzando e adesso urla. Nessun colpo di scena. Forse una nuova forma di vendetta: trentadue gradi all’ombra a settembre al Centro-Nord.
I pensieri si asciugano quando va bene, dipende dall’umidità. Altrimenti sudano anche loro. Per lo meno, i miei. Esalare l’ultimo pensiero diventerà l’alternativa per annunciare la morte. Un nuovo Devoto Oli all’orizzonte. Arginare la disidratazione si può, cercando di prevenire i classici errori del principiante: bere acqua certo, ma mai frizzante, meglio se a temperatura ambiente delle Alpi svizzere in inverno (sottinteso), mai bevande zuccherine che la sete la inducono, alcolici nemmeno sotto tortura che la sudorazione la impennano e mai, ripeto mai, bibite gassate che oltre al picco glicemico sono portatrici sane di gonfiore e aria intestinale. Dico io andiamo direttamente a contrattare con il diavolo e non se ne parla più, lui delle fiamme che ti avvolgono anche mentre dormi ne saprà qualcosa? Si parla tanto di riconoscere ruoli e merito dei professionisti, insomma una soluzione la proporrà non fosse altro per ovattare le lamentale e dare una lezione di stile ai suoi ex miglior complici: attivatori insensati di distruzione su larga scala vicini ai becchini di cui sopra con la capacità di ragionare equivalente a una vallata sterminata di nulla cosmico.
No, non sono parole vuote e sì, sto bevendo i miei 8 bicchieri quotidiani tutti adesso: torture estive.